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Il metodo della signora Adele

Il metodo della signorina Adele.

Di Paul Stoves e Vinicio.

 

La signorina Adele è una piacente e procace mora di circa cinquant’anni.

No, non si è mai sposata, per scelta; non certo perché (come alcuni maligni sostengono) le mancassero i corteggiatori. In una città provinciale come la nostra Pavia, purtroppo, la chiamano “la zitella”. Non sarà molto simpatica, è vero, ma è brava. Intendo nel suo lavoro… cosa avete pensato?

Ah, dimenticavo di assicurarvi che Adele è un’ex insegnante di “inglese”; usufruendo di una delle nostre tante “leggine”, ha avuto la fortuna di andare in pensione con solo (si fa per dire) una ventina d’anni d’onorato servizio.

Svolge talmente bene il suo lavoro che, nella palazzina dove abita, è un continuo via vai di ragazze che si recano da lei per ripetizioni e lezioni private; dicono, ed i risultati lo confermano, che la promozione è spesso assicurata.

Nell’ambiente studentesco si mormora che ciò avvenga grazie al suo sistema, insomma, una questione di metodo.

Siete curiosi di sapere in cosa consiste? Volete conoscerla?

Va bene, seguitemi. Ma fate adagio, non facciamoci scoprire. Vediamo un po’…, dunque… ecco, questa è la via dove abita la signorina Adele e la sua casa è in quella palazzina su tre piani…, sì, quella colore ocra proprio accanto alla chiesa di Canepanova.

Entriamo di soppiatto. L’insegnante è in compagnia di quella zuccona di Daniela. La ragazza è iscritta alla facoltà di lingue e letterature moderne nella nostra università ma, nonostante i suoi ventidue anni compiuti, frequenta ancora, con scarso profitto, il secondo anno. Ma che andrà a fare in università, dico io…, tutti soldi sprecati. Mandatela a lavorare! Perché continuare a sottrarre giovani e forti braccia alla nostra agricoltura così in crisi?

Ci risiamo. Quella testolina dura e vuota deve averne combinata un’altra delle sue. La signorina Adele la sta aspramente redarguendo. Una valanga d’errori ed imprecisioni nella traduzione di un passo del Macbeth di Shakespeare.

Adele è un’autentica raffinata, sceglie sempre il meglio.

Ma, guardate.

Daniela si è messa a piangere.

Alla sua età! Esagerata, direte voi, per una sgridata.

Beh, mica tanto…

La signorina Adele si avvicina all’armadio di noce, ottocentesco, dal quale estrae un robusto battipanni.

Sì, state proprio vedendo bene, non avete le traveggole! Un bel battipanni di vimini, flessuoso e maneggevole, chissà quanti ne avrete visti!

Daniela piange, si dispera.

Non c’è nulla da fare.

Dopo qualche istante, con le guance infuocate si deve inginocchiare sul divano di pelle.

La signorina Adele, portatasi alle sue spalle, le solleva con gesti rituali la gonna.

Vedi, è un’operazione che avrà effettuato centinaia di volte… guarda che gesti rapidi ed esperti.

Dopo la gonna, senza preamboli, seguono e scendono inesorabilmente anche le candide mutandine di cotone: Daniela è ora col culo completamente nudo e proiettato in aria.

Adele, impassibile, inizia a sculacciarla sulle nude natiche col flessibile battipanni; colpi secchi e cadenzati…, dieci, venti, trenta sculacciate… ed ogni volta ricorda alla ragazza che deve stare più attenta, ponendo l’accento che deve studiare ed applicarsi con maggiore profitto.

Daniela promette.

Piange.

Sussulta e singhiozza al tempo stesso ma non si muove dalla posizione che le è stata fatta assumere.

Le sculacciate lasciano disegni arabescati, di un bel colore rosso cremisi, che contrastano nettamente sulle eburnee natiche nude della punita.

Dopo un nutrito numero di sculacciate, la signorina Adele ripone con cura, nell’armadio, il suo strumento punitivo e rivolgendosi a Daniela le fa osservare che, essendo la mancanza talmente grave, la dovrà punire ancora.

Povera la nostra ragazza! No, non è ancora finita, cara Daniela!

Suppliche inutili e piagnistei fanciulleschi si susseguono.

La studentessa chiede alla propria insegnante d’essere comprensiva e giura e spergiura che il suo studio sarà più accurato ed approfondito.

Adele, però, ha già deciso che il castigo deve continuare, e cosi sarà!

Si siede comodamente sul divano ed indica alla ragazza di sdraiarsi sulle ginocchia.

L’intenditore ed il cultore delle punizioni corporali, a questo punto, si accorgerà immediatamente che siamo giunti sul finale della punizione, dove si cercherà di umiliare in modo fattivo la ragazza.

- Sulle mie ginocchia, svelta! Tieni le sottane bene alzate…, oltre al dolore fisico devi provare un forte senso di vergogna! Chissà se le tue compagne di corso di vedessero in questo momento…, senza le mutandine…, col culetto nudo al vento…, rosso come il pomodoro…, sculacciata alla tua età come un’impertinente ragazzina, che vergogna!

Con la mano nuda, ma energica e nervosa, la signorina Adele riprende a sculacciare Daniela, come se, sotto la sua mano ci fosse il paffuto culetto di una mocciosa. Prima le natiche già rosse, poi il solco mediano e l’interno delle cosce sono sapientemente percossi. La danza del culo inizia subito dopo le prime sculacciate impartite sulle parti più sensibili e nascoste. I movimenti di Daniela sono sempre meno controllati e le contrazioni – nonché i rilassamenti – delle chiappe, fanno sì che nulla rimanga celato ma tutto sia palese allo sguardo di Adele.

 

Ehi, ma qui qualcuno si sta eccitando troppo!

Via, un po’ di contegno.

Non vorrete mica che Adele ci sorprenda, vero? Qualcuno potrebbe trovarsi, in meno che non si dica, sulle ginocchia dell’insegnante, al posto di Daniela. Voi non desiderate questo, vero? Oppure….