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198°

 

Centonovantottesimo

di Paul Stoves

No, non è come qualcuno potrebbe pensare: non faccio riferimento né al glorioso reggimento né, tantomeno, alla pluri decorata brigata. Nulla di militare. Cento novantotto è il numero sequenziale dell’ultimo culetto da me sculacciato ed oggetto di questo rapporto: quello di Lyz.

Il suo tutor, tramite il comune amico Fulvio, ha richiesto il mio intervento. Certo, non perché sia incapace di punirla lui stesso ma perché, saggiamente, sa che spesso una sculacciata impartita da una terza persona, è un castigo più efficace sia per l’umiliazione aggiuntiva sia per il cambio di tecniche alle quali l’allieva, forse, potrebbe alla fine essersi “abituata”.

Preparata la borsa con le poche cose essenziali mi accingo in questo secondo lunedì di settembre – e nell’attesa dell’ultimo – a raggiungere il capoluogo lombardo che dista dalla mia città, fortunatamente, neppure una quarantina di chilometri.

Confortato dal recente slogan pubblicitario della nostra azienda ferroviaria “insieme muoviamo il Paese” decido di recarmi in treno all’appuntamento. Grazie al senso della puntualità col quale sono stato educato (a Londra non portavo neppure l’orologio, era sufficiente guardare dalla finestra che convoglio stesse partendo per sapere esattamente che ora fosse), sono giunto in stazione con congruo anticipo. Questo mi ha consentito di prendere al volo il primo Intercity: quello che sarebbe dovuto transitare una mezz’ora prima e che, “grazie” al ritardo giungeva solo ora.

A Milano, tutti puntuali tranne Lyz, giunta in ritardo di qualche minuto.

Ospiti di Fulvio ci accomodiamo tutti n un confortevole salotto. Non perdiamo tempo prezioso e un’aspra reprimenda è fatta a Lyz da Fulvio in mia presenza e del suo tutor. L’allieva è già tremante e pensierosa, gli occhi bassi fisi al pavimento ricoperto di rossa moquette, un colore che presto s’intonerà con alcune parti del suo corpo.

Invito i miei illustri colleghi ad accomodarsi nelle poltrone del salotto: voglio che assistano all’esemplare punizione. Esemplare, sì. Come richiesto espressamente da entrambi. Lyz dovrà ricordare bene questo castigo e si dovrà vergognare ogni qual volta il pensiero correrà a questi momenti. Mi siedo sul divanetto. Lyz è davanti a me in pantaloni larghi blu e con una deliziosa camicia di colore fucsia. Calza dei graziosi sandali neri che le faccio immediatamente togliere prima di farla accomodare sulle mie ginocchia. Inutile dilungarmi nella descrizione di Lyz: tutti voi ben la conoscete in quanto oggetto di servizi sulle nostre riviste, in ogni caso, volendo testimoniare a futura memoria, la sessione punitiva è stata documentata fotograficamente e le immagini che corredano questo mio rapporto lo testimoniano.

Il culetto è ben presto scaldato con numerose serie di sculacciate che vanno ad interessare tutta la sferica superficie. Dopo una decina di minuti, quando sento Lyz sobbalzare nervosamente sulle mie gambe, mi fermo per qualche istante ricordando alla punita le motivazioni principali per le quali si trova ora in questa scomoda posizione, rilevando con particolare rigore la necessità di questa punizione corporale. Lyz annuisce tra un singhiozzo e l’altro. La invito ad alzarsi in piedi e le ordino di slacciare i pantaloni che scendono rapidi alle caviglie. Appare così agli occhi dei presenti un bel culo già arrossato e coperto da un paio di mutandine da collegiale di cotone bianco candido. La sculacciata prosegue inesorabile, lenta e cadenzata. Tutto è colpito. Le natiche, la parte bassa della schiena, quell’alta delle cosce ed il loro tenero e morbido interno che avverto fremere e palpitare sotto la mia mano sinistra. Non faccio contare i colpi. In questo caso reputo che il silenzio sacrale che regna nella stanza, rotto solo dal rumore della sculacciata che si abbatte sul culo, sia ancora più vergognoso ed umiliante per chi subisce il castigo. Le mutandine assumono tutte le forme possibili: prima allentate sul culo, poi ben tirate sulle natiche sino a divenire trasparenti, raccolte in seguito e rimboccate nella fessura mediana e così via, sino al momento fatidico, quello più umiliante per chi subisce la sculacciata. Faccio alzare Lyz davanti a me e la posiziono in modo tale che dia le spalle a Fulvio e tutor. Lyz è rossa in viso, scarmigliata per la vergogna. Singhiozzante per l’umiliazione ed il dolore bruciante delle sculacciate ricevute. Infilo le dita sotto l’elastico delle mutandine e con lentezza esasperante inizio ad arrotolarle verso il basso facendo superare loro, centimetro dopo centimetro, le morbide rotondità tumefatte. Avverto i commenti compiaciuti e sommessi degli spettatori. Il bel culo, sodo e rotondo, appare in tutta la sua integrale beltà. Deve essere davvero un bello spettacolo per loro, anche se io, non disdegno per nulla quanto mi è offerto frontalmente e che per il momento, solo io posso rimirare. Il sottile e ridotto indumento nascondeva al mio sguardo indagatore un minuto triangolo di pelle eburnea accuratamente depilata; la zona è completamente rasata proprio come si addice all’allieva più diligente. Meno male, almeno per questo non dovrò punirla ulteriormente. Con gesti rapidi ed abitudinari, controllo la freschezza dell’indumento testé abbassato scrutandone in modo accurato la zona che è a stretto contatto con entrambe le parti intime. Fortunatamente per Lyz, anche questa umiliante operazione ha esito felice. Durante tutti questi imbarazzanti maneggiamenti avverto i vergognosi fremiti della ragazza, particolarmente quando le mie dita sfiorano il suo sesso tumido ed il roseo buchetto posteriore pulsante. Le mutandine scendono lungo le cosce, superano le ginocchia sino alle caviglie ed arrestano la loro impudica corsa sul pavimento. Con un piccolo passo, Lyz se ne libera definitivamente e le ripone accuratamente sul divano ove, in precedenza, aveva deposto con ordine gli altri capi di vestiario. Immediatamente l’avverto che se ricomincerà a lamentarsi le stesse mutandine finiranno ficcate nella sua bocca a mo’ di bavaglio. L’autorizzo, lo stesso, a tenerle vicino alla mano per usarle, se il caso, come fazzoletto per asciugare le lacrime che, sono certo, presto sgorgheranno inarrestabili. Sempre nella posizione “sull’attenti”, ordino a Lyz di mettere le mani sopra la testa mentre io le sbottono la camicetta. Con grande meraviglia dei presenti e mia, comprendiamo che l’allieva è priva del reggiseno regolamentare. Sono veramente stupito, meglio, lo siamo tutti! Pensavo di essere giunto quasi al termine del castigo e la ragazza, invece, continuava ad accumulare mancanze che non consentivano di terminare la sculacciata. Tolta la camicetta, Lyz è nuda completamente e tutto è offerto allo sguardo penetrante dei presenti. Riprende la sculacciata, più severa che mai, con Lyz, di volta in volta messa nelle posizioni più oscene e sconce possibili. Prima, a farne le spese, è l’ano beante; in seguito, la vulva tumescente e scarlatta. Tutto è aperto, esposto al pubblico ludibrio per aumentare al massimo la vergogna della castigata. Le sculacciate cadono nelle parti più interne e nascoste nulla trascurando e niente tralasciando. L’epidermide che prima era rosea, appare ora rosso scarlatto ed in alcuni punti ha assunto tonalità che vanno dal cremisi alla porpora, dal carminio al violetto. Non mancano neppure una serie di sculaccioni sull’ano, di quelli penetranti quasi si trattasse di una cannula da clistere o la punta gommosa di una peretta. So che Lyz odia questo genere di cose ma, se continuerà con questo comportamento sconveniente, si troverà presto sulle mie ginocchia per essere penetrata con qualche strumento del genere, fosse anche solo il puntale di un termometro! Cosa può esserci di più vergognoso ed imbarazzante? Oltre che mostrarsi nude e sentirsi spalancare oscenamente di fronte ad imperturbabili testimoni venire riempite con apposite attrezzature all’uopo preposte. Del resto, non c’è sculacciata efficace se non si addiziona al castigo il fattore determinate della “vergogna”; sì, lo ripeto, l’umiliazione deve essere parte integrante del castigo e senza questo importante elemento, la punizione corporale resterà incompleta e, con alcuni soggetti, inefficace.

Sul divano, in posizione “a quattro zampe”, con la testa abbassata e la schiena inarcata con perfezione tale da dischiudere le natiche come valve di un’ostrica, Lyz ci mostra le sue “perle”. Estraggo dalla mia borsa il righello di plastica trasparente, il mitico Stoves’ ruler, che dopo pochi istanti si abbatte repentinamente sulle terga offerte al duro castigo. La sequenza di colpi è terrificante e devastante. Le parti più tenere sono immediatamente interessate e, ad ogni sculacciata, il corpo di Lyz si contorce abbozzando, a volte, gesti di ribellione subito repressi con colpi ancora più secchi e micidiali. Il righello si spezza. Quello che originariamente era lungo una cinquantina di centimetri, durante le sculacciate che hanno preceduto il cento novantottesimo sederino impertinente, ha perso via, via, diversi centimetri e si è oggi ridotto a poco meno di trenta: ora, un frammento di modesta lunghezza giace sul divano accanto al culo devastato. I sospiri ed i sommessi lamenti che seguono ogni studiata sculacciata s’intensificano sino a trasformarsi in singhiozzi veri e propri. Le candide mutandine, usate come fazzoletto, recano ora nere tracce di rimmel abbondantemente colato dagli occhi arrossati. Smetto di sculacciare e depongo lo strumento punitivo. Ispeziono accuratamente il culo e tutte le sue parti limitrofe tralasciando volutamente l’accurata ispezione vaginale: avrei certamente trovato tracce di piacere e godimento che avrebbero necessariamente dato seguito ad un’ulteriore sculacciata. Ritengo che le condizioni fisiche dell’allieva, nello specifico l’epidermide del culo, non consentano né l’intensificazione, né l’inasprimento della sculacciata che così termina. Mando Lyz, nuda, nell’angolo della parete di fronte mentre io ed i miei ospiti ci spostiamo nell’altra sala per una bibita ed un caffè. Dopo una decina di minuti, al nostro ritorno, acconsento affinché Lyz si rivesta. Fulvio suggerisce, giustamente, di non farle indossare le mutandine affinché il contatto fra le natiche ed il ruvido tessuto dei pantaloni ricordi ancora per qualche tempo l’umiliante castigo subito. Lyz, stanca e congestionata in viso, si riveste mentre la guardo con severità. Mi ringrazia per averla meritatamente castigata con una sonora, cocente e bruciante sculacciata.

Prima di congedarla definitivamente, le affido come se si trattasse di una reliquia, la porzione di righello spezzatasi sul suo nervoso e ribelle culetto.

Paul Stoves