Italian-Spanking-Art-Pages

Valeria

Il carissimo amico Vinicio mi ha fatto pervenire quest’ennesima testimonianza trattante la tematica della sculacciata, a noi tanto cara. Essa si pone, certamente, in contro tendenza con quanto appare d’abitudine sulle nostre pagine e, forse proprio per questo motivo, è ancora più interessante e piacevole. Chiunque volesse commentare o renderci partecipi delle proprie esperienze, può contattarmi scrivendo in redazione o, direttamente, tramite la posta elettronica: sarò lieto, con gli opportuni accorgimenti, di pubblicare quelle più interessanti.

Paul Stoves

 

Salve! Mi sono decisa a scrivere questa lettera dopo avere letto l’ultimo numero della Vostra splendida rivista “Club” e, soprattutto, le pagine dedicate ad una tematica a me cara: la sculacciata.

Io mi chiamo Valeria, provengo da Bergamo ed ho ventotto anni; mio marito, Antonio, ne ha compiuti trentacinque il mese scorso.

Siamo felicemente convolati a nozze tre anni orsono e per me sarebbe tutto perfetto se non ci fosse questa “cosa” che mi turba e mi sconvolge e della quale vi voglio parlare per sfogarmi un poco. 

Sono molto stupita, leggendo la rivista, di constatare che donne, giovani e mature, sembrino apprezzare la sculacciata e/o si vantino, addirittura, di goderne ed apprezzarne i momenti salienti.

La questione mi lascia dubbiosa, molto dubbiosa…, e so bene cosa dico, credetemi!

All’inizio del mio rapporto con Antonio, lui aveva fatto qualche accenno, anche se non del tutto esplicito, alla sculacciata, con frasi tipo: “Quando saremo sposati dovrai cambiare carattere e non comportarti più da ragazzina…, altrimenti dovrò e saprò correggerti come si deve”, oppure “Se continuerai a comportarti come una monella vedrò di ricorrere a metodi desueti ma, credimi, ancora efficaci”, e via dicendo.

Antonio era sempre così dolce e gentile con la sottoscritta che non diedi mai peso particolare alle sue parole.

Qualche tempo dopo il matrimonio, abbiamo avuto il nostro primo screzio con conseguente litigio.

Insomma, per farla breve, alla fine della sua predica mi minacciò di una sonora e severa sculacciata! Sì, avete capito bene, una sculacciata! Non mi pareva vero e così, anche questa volta, interpretai con incauta leggerezza, le sue parole d’avvertimento.

 

Ma un bel giorno, Antonio passò dalle parole ai fatti!

Lo ricordo nitidamente, era un sabato pomeriggio ed io ero uscita per effettuare delle compere nei negozi di Città Alta. Nei bei negozi, è vero, avevo speso parecchi quattrini acquistando merce di scarsa utilità: begli oggetti, ma futili. Devo affermare che, in quei momenti, non eravamo particolarmente agiati e molti dei nostri averi li avevamo impegnati per l’acquisto dell’appartamento e del relativo arredamento. Quando rientrai carica di pacchetti, realizzai immediatamente la collera d’Antonio.

Dopo essermi sfilata il cappotto, mi fece cenno di avvicinarmi alla poltrona nella quale era comodamente sprofondato.

Quando fui a portata delle sue braccia, proferì le seguenti parole:

- Te l’ho promesso da tempo, le vai cercando da molto, questa volta, sarai accuratamente servita!

Tutto si svolse in un attimo.

Mi afferrò per un braccio e mi fece stendere sulle sue ginocchia. Mi sollevò la gonna e, senza nessuna parola, mi abbassò le mutandine sino alle ginocchia. Mi tratteneva fermamente per la vita col suo braccio robusto ed io non tentai neppure di divincolarmi. Ero così sconvolta e sbalordita di trovarmi in quella posizione…, con la gonna ribaltata sulla schiena, privata del mio abbigliamento intimo e con il culetto completamente nudo ed esposto al suo sguardo, per aria.

Bene, per la prima volta nella mia giovane esistenza, ricevetti dalla sua mano una magistrale e cocente sculacciata. A venticinque anni!

La sculacciata mi parve durare un’eternità. Piegata sotto i suoi colpi secchi, che fioccavano ritmici e decisi sulle mie natiche esposte, mugolavo e digrignavo i denti stretta dalla ferma presa d’Antonio. Scalciavo per il bruciore ed escogitavo, invano, tutti i trucchi possibili per sfuggire al suo controllo ed alle sue sculacciate.

Me ne diede un sacco ed una sporta… come si suole dire.

Il mio culetto era completamente in fiamme ed ormai piangevo come una mocciosa per il dolore e per la rabbia ma anche per l’umiliazione e la vergogna di essere trattata in quella maniera.

Mi fece un male tremendo. Da quel memorabile giorno di tre anni orsono, mi ha somministrato decine di sculacciate, sempre energiche e sulle natiche messe debitamente a nudo.

Ora, tornando a quelle lettrici giovani e meno, che asseriscono di provare un certo piacere nel ricevere le sculacciate sino a raggiungere l’orgasmo… beh, io faccio molta fatica a credere loro! Io posso assicurare che dopo una sonora e severa sculacciata non ho per nulla voglia di fare l’amore ma, piuttosto, cerco in tutti i modi e maniere possibili di calmare e lenire l’insopportabile bruciore delle chiappe. A mio giudizio, queste donne ricevono solo delle leggere manate, accompagnate magari da qualche carezza, oppure languide e lascive sculacciate che scivolano nelle loro parti intime più recondite titillando sapientemente le loro fichette ed i loro culetti, eccitandole e facendole godere.

Penso possa trattarsi di una sorta di masturbazione.

Non mi si venga a raccontare che godono a ricevere una sculacciata impartita con severità…, altrimenti saremmo di fronte a delle masochiste; ma non credo che n’esistano tante come appare dalle pagine delle vostre riviste.

Se pubblicherete la mia lettera, sarò forse la prima ragazza a dichiarare su “Club” di non godere per nulla nel ricevere una sonora sculacciata!

Mi rimangono impressi per diversi giorni, sulla delicata pelle del culetto, alcuni lividi rossastri e violacei che, rapidamente, assumono poi un colore giallastro prima di essere riassorbiti dalle natiche. Questo, anche se mio marito usa sculacciarmi con la sola mano! Non oso pensare quali colori potrebbe assumere e come potrebbe apparire il mio rotondo posteriore se Antonio usasse strumenti diversi quali battipanni, spazzole, righelli – e chi più ne ha, più ne metta – come spesso mi capita di leggere sulla vostra rivista.

Per mia fortuna, in ogni modo, l’uso di strumenti alternativi alla mano di mio marito rimane, per il momento, solo una minaccia teorica.

In conclusione, ritengo e sostengo che se le lettrici di “Club” ricevessero una severa e vigorosa sculacciata come quella che mio marito soventemente impartisce, cambierebbero presto opinione e parere e, ne sono certa, cercherebbero altri modi e sistemi per arrivare al godimento fisico.

Con stima, Valeria di Bergamo.