Italian-Spanking-Art-Pages

Silvia

Gentile professor Stoves,

 

Mi chiamo Silvia e voglio raccontarti la mia storia. Quando avevo ventinove anni mi sposai con Alessandro, un uomo maggiore di me, divorziato con una figlia, Giulia. Sfortunatamente, egli ne ottenne la custodia.

successivi, litigi e ripicche varie ci hanno accompagnato. Giulia, adesso, ha diciotto anni compiuti ed ha un aspetto dolce che contrasta con il suo carattere litigioso e violento. Varie volte è stata sospesa da scuola per aver aggredito e picchiato delle compagne. Io non le ho mai dato uno schiaffo, anche se, molte volte, ho dovuto trattenermi per non gonfiarle il viso. Un sabato dello scorso mese, mio marito era assente da casa per motivi di lavoro. Eravamo in casa solo Giulia ed io. Come tutti i sabati andai a fare le compere settimanali e mi ritrovai a rientrare carica di borse come un somaro. Visto che l’ascensore era bloccato, dovetti fare quattro piani di scale a piedi e, conseguentemente, entrai nel nostro appartamento di pessimo umore. Dal momento che era quasi mezzogiorno, pensavo di trovare Giulia in cucina intenta a preparare qualcosa o per lo meno a studiare, ma, con grande rabbia, la trovai ancora a letto!

Furiosa, buttai i sacchetti sul tavolo e le strappai di colpo le coperte.

“E’ ORA DI FINIRLA GIULIA! QUESTO NON E’ UN ALBERGO DOVE PUOI FARE QUELLO CHE VUOI. QUESTO ANDAZZO DEVE FINIRE!”

Forse era la prima volta che la sgridavo in assenza di Alessandro. Capivo che lei mi vedeva più come la donna di suo padre che come matrigna, ma ero decisa ad imporle un minimo di disciplina.

Giulia non sembrava impressionata dalla mia sfuriata. Si alzò dal letto stirandosi e sbuffando con fastidio. Era a piedi nudi, con mutandine e canottiera.

“Che palle che sei”… proferì passandomi accanto e dirigendosi in bagno.

“ADESSO, SIGNORINA, TI VESTI IN FRETTA, DAI UNA SISTEMATA ALLA TUA CAMERA CHE FA SCHIFO DAL DISORDINE E POI VIENI DI LÀ… DOBBIAMO FARE UN DISCORSETTO!”

Giulia chiuse con violenza la porta del bagno, che è una cosa che mi fa imbestialire ed ai miei rimbrotti rispose mettendosi a cantare ad alta voce.

Andai in cucina piena di rabbia. Mentre sistemavo le varie cose pensavo a dove avevo sbagliato con Giulia in questi lunghi anni. Sicuramente ero stata troppo molle. Il fatto che non fosse mia figlia complicava le cose, ed Alessandro, come quasi tutti gli uomini, era un disastro nell’educazione della propria figlia. Dovevo impormi. Con le buone o con le cattive dovevo far capire a quella ragazzina cos’era il rispetto e l’educazione. Tanto più che avevo anche il fisico per farmi rispettare. Ero almeno dieci centimetri più alta di Giulia, e poi, grazie al mio passato d’istruttrice di sci, avevo ancora un corpo sportivo e forte da incutere timore a quella lavativa!

Passò mezz’ora e Giulia non si vedeva. Certa che stesse riordinando la camera mi affacciai alla porta per chiamarla ma, con grande sorpresa, Giulia se ne stava di nuovo sdraiata sul letto con il suo walkman ad ascoltare musica.

 

Fuori di me dalla rabbia, mi avvicinai, e con un gesto brusco, le strappai dalla testa le cuffiette del walkman.

“ E NO GIULIA…..ADESSO DEVI PROPRIO FINIRLA!”

Con le cuffiette le strappai anche involontariamente alcuni capelli che ci rimasero impigliati.

“STRONZA! MI HAI STRAPPATO I CAPELLI! CHE CAZZO VUOI?!”

Giulia era scattata in piedi come una furia e adesso mi fronteggiava in maniera aggressiva. Era ancora scalza, ma adesso portava un paio di jeans strappati in vari punti, come sono di moda adesso. Aveva una tshirt nera molto corta che lasciava intravedere poco sotto l’ombelico, un tatuaggio orribile. Aveva i capelli ancora umidi per la doccia. Di fronte a lei, apparivo imponente. Non solo per la differenza di statura che era accentuata dalle scarpe col tacco, ma per la mia corporatura abbastanza rotonda e carnosa rispetto alla sua, magra e nervosa tipica delle adolescenti di adesso.

Quel giorno portavo una gonna nera al ginocchio e una camicetta bianca a maniche lunghe. I capelli, che di solito raccoglievo in una coda, li portavo sciolti sulle spalle. Inoltre, a differenza di Giulia che quasi non si truccava, portavo un trucco marcato e ben curato. Passavo, infatti, un ora il giorno a mettermi fondotinta, matita, rossetto, ecc. ecc. Di certo fronteggiandomi, Giulia, doveva sentirsi ancor più ragazzina di quanto la differenza d’età poteva manifestare. Guardandola dall’alto, pensai che non era di certo questa ragazzina a potermi tener testa.

“COME MI HAI CHIAMATA?…RIPETI UN PO’ QUELLO CHE HAI DETTO!”

Stavamo adesso una di fronte all’altra, litigando a viso aperto.

“TI HO DETTO CHE SEI UNA STRONZA….E SE NON FOSSE PERCHE’ SEI LA DONNA DI MIO PADRE TI GONFIEREI DI BOTTE!”

Non potevo credere alle mie orecchie! Non solo non riuscivo ad intimorirla, ma addirittura mi minacciava! Era la prima volta nella mia vita che qualcuno mi parlava così, e non potevo permettere che ha farlo fosse la mia figliastra.

Le mollai due schiaffoni che le fecero voltar la testa.

“TE L’INSEGNO IO L’EDUCAZIONE RAGAZZINA! CREDI D’AVERE A CHE FARE CON QUALCHE TUA COMPAGNA DI SCUOLA! SE FINO A ADESSO TI HO SOPPORTATA E’ STATO SOLO PER SALVAR L’ARMONIA DI FAMIGLIA. MA DA OGGI LE COSE CAMBIERANNO….”

Gli schiaffoni dovevano averle fatto male perché sanguinava un po’ dal naso. Però, forse abituata dalle baruffe a scuola, non sembrò impressionata dalla cosa. Si pulii con un fazzoletto di carta e con una calma feroce mi disse “QUESTO NON DOVEVI FARLO….ADESSO ME LA PAGHI!”

Si lanciò improvvisamente contro di me. La sorpresa e le mie scarpe alte fecero sì che perdessi l’equilibrio e cadessi sul tappeto con lei sopra. Cercai di afferrarle le mani per evitare graffi sul viso. Ero più sorpresa che spaventata. Cercai d’immobilizzarla utilizzando la mia maggior forza fisica. Non volevo farle male ma solo darle una lezione memorabile. Stavo avendo la meglio quando, Giulia improvvisamente mi sferrò un potente calcio allo stomaco. Rimasi senza fiato a boccheggiare sul tappeto! Giulia n’approfittò per liberarsi dalla mia presa, e rialzandosi incominciò a deridermi beffardamente.

“AVANTI…..INSEGNAMI L’EDUCAZIONE ADESSO! SEI TU CHE NON SAI CON CHI HAI A CHE FARE!”

Cercai di reagire ma dalla bocca mi usci solo un grugnito di disperazione. La botta allo stomaco mi aveva tolto

il respiro. Mi rialzai tenendomi la pancia, cercando di riprendere fiato. Ero incredula. Non pensavo che Giulia mi potesse colpire con tale violenza e che avesse così tanta aggressività e spudoratezza.

Le forze, poco a poco mi tornarono e indignata mi lanciai contro di lei, decisa a vendicarmi rapidamente. Ma ancora una volta non avevo fatto i calcoli con Giulia, che, con un rapido spostamento del corpo, evitò il mio attacco, e con un maligno sgambetto mi fece di nuovo ruzzolare sul tappeto.

Battei forte i gomiti e le ginocchia. La gonna e le scarpe m’impedivano di muovermi con agilità. Ero piena di rabbia e d’impotenza. Adesso, se solo fossi riuscita ad afferrarla, l’avrei strozzata.

Mi rimisi goffamente in piedi. Ero dolorante in varie parti del corpo, non potevo credere che quella lavativa, potesse farsi gioco di me così facilmente. Adesso la fronteggiavo più guardinga, cercavo una presa per metter a frutto la mia maggior forza.

Giulia era evidentemente abituata a fare a botte anche con i ragazzi, perché si dimostrava veramente un osso durissimo. In un tentativo di agguantarla la ferii al volto con le mie unghie lunghe. Non era una ferita profonda però, per un momento mi spaventai e mi fermai preoccupata.

Giulia corse in bagno per guardarsi allo specchio. La sentii imprecare e lanciare insulti singolari contro di me. Io ero confusa e furiosa allo stesso tempo. Pensai che un po’ se lo meritava perché mi aveva dato un calcio allo stomaco, però non volevo punirla così. Andai in cucina a sedermi: Ero preoccupata per il graffio sul viso di Giulia. Volevo andare a controllare, ma dopo quello che c’era stato non me la sentivo. Pensavo ad Alessandro, e a quello che avrebbe detto di tutta questa situazione.

Passai un po’ di tempo seduta a pensare. Dal bagno, non si sentivano più arrivare gli insulti di Giulia. Dopo tanta baruffa, c’era uno strano silenzio in casa. Pensai con mortificazione che i vicini dovevano aver sentito tutto. Le pareti di questo condominio erano maledettamente sottili.

Mi feci coraggio e andai in camera di Giulia per vedere come stava. Non feci in tempo a guardare dov’era che un poderoso calcio tra le gambe mi fece ruzzolare per la terza volta lunga e distesa sul pavimento. Non riuscii neanche a vederla. Stavo cercando di rialzarmi quando, alle spalle, Giulia si sedette con tutto il suo peso sulla mia schiena.

La botta fu così forte che quasi svenni dal dolore. Ancora una volta mi ritrovai completamente senza fiato e senza forze. Giulia n’approfittò per legarmi le mani sul davanti con un gambaletto di nailon. Poi con l’altro gambaletto mi legò le caviglie, tanto che mi ritrovai completamente immobilizzata.

 

Solo allora riuscii a guardarla. La ferita al volto non si vedeva perché l’aveva coperta con un cerotto. Era letteralmente inferocita con me. “TE LA FACCIO PAGARE…..TI DARO’ UNA LEZIONE CHE TE LA RICORDERAI TUTTA LA VITA!”

Poi, con fatica mi fece sollevare in piedi e continuò ad insultarmi. “TI CREDI TANTO DONNA, VERO? E INVECE SEI SOLO UNA ZOCCOLONA. QUANDO AVRO’ FINITO CON TE, VEDRAI CHE TI SI’ ABBASSERANNO LE ARIE!”

Io me ne stavo lì, al centro della stanza, muta ed impotente ad ascoltarla. Mi sentivo la testa piena d’aria mentre il mio orgoglio era fatto a pezzi minuto dopo minuto.

Ad un certo punto, Giulia si sedette sul letto e, con un forte strattone mi rovesciò a pancia in giù sulle sue ginocchia. Mi sentivo in una posizione umiliante e ridicola, ma ancora non capivo cosa avesse in mente di fare.

Quando la mia gonna fu sollevata di colpo, scoprendomi il sedere, capii con orrore quello che Giulia stava per infliggermi. Stavo per essere sculacciata da Giulia!

“NOOO……GIULIA TI PREGO…..COSA STAI FACENDO………COME PUOI FARMI QUESTA COSA……..GIULIA…..”

Gridai pazza d’umiliazione e di vergogna. Le mani e i piedi legati m’impedivano qualsiasi possibilità di sottrarmi a quest’infamia.

Non ero mai stata sculacciata nella mia vita, e non ho mai dato nemmeno uno sculaccione. Conoscevo questo tipo di punizione che credevo riguardasse solo i bambini, ma la consideravo troppo barbara e violenta.

Evidentemente Giulia voleva umiliarmi nella maniera più assoluta possibile.

 “CON LE MUTANDINE CHE PORTI NON HO CERTO BISOGNO D’ABBASSARTELE PER SCOPRIRTI IL CULO!”

  Giulia ironizzò sulle mutandine che portavo quel giorno. Un tanga di lycra blu che, dato che quel giorno caldo non portavo i collant, mi lasciava davvero le natiche nude.

Partirono le prime sculacciate……

SMACKKK……SMAKKK……SMAKKK…..SMAKKK……

Non credevo potessero essere così dolorose! Giulia ci metteva una forza e una cattiveria incredibile. Cercai di stringere i denti. Non volevo umiliarmi al punto di piangere e supplicarla. Dalla bocca non mi usciva un gemito ma dagli occhi le lacrime mi uscivano torrenziali.

SMACKKK……SMAKKK……SMAKKK…..SMAKKK……

La sculacciata andava avanti condita dalle salaci frasi di Giulia.

“MI HAI SEGNATO LA FACCIA….MA ADESSO IO TI SEGNO IL CULO……..TE LO FACCIO COSI’ ROSSO CHE NON TI POTRAI SEDERE PER UNA SETTIMANA!” e poi “E COSI’ MI VUOI COMANDARE EHH?! VEDRAI CHE DA OGGI CAMBIERAI IDEA!”

 

SMACKKK……SMAKKK……SMAKKK…..SMAKKK……

Ormai il mio povero sedere doveva sembrare un pomodoro maturo. Cercavo, in modo goffo, di muoverlo per schivare i colpi, ma inutilmente. Le mie mani e piedi erano legati ed ero un bersaglio indifeso.

Ero sconvolta dal dolore e dall’umiliazione.Provai a supplicarla.

“GIULIA…TI PREGO BASTAAA….FERMATI…..NON NE’ POSSO PIU’”

Solo dopo 10 interminabili minuti di tormento, Giulia si fermò. Con una spinta mi buttò sul tappeto dove rimasi, ancora legata e con il sedere che mi scottava.

Si alzò e andò di nuovo davanti allo specchio per guardarsi la ferita. Dal bagno la sentii insultarmi pesantemente.

“BRUTTA PUTTANA…..SE MI RIMANE IL SEGNO T’AMMAZZO……..SE NON FOSSE PER MIO PADRE TI BUTTEREI FUORI A CALCI DALLA CASA”.

Questi insulti mi ferirono molto. Non ero in condizioni per reagire, però non resistetti dalla voglia di dirle: “SEI TU CHE TE N’ANDRAI DI CASA. QUANDO ALESSANDRO ARRIVA GLI DIRO’ TUTTO. TI MANDEREMO IN UN COLLEGIO DI CORREZIONE!”

La sentii arrivare come una furia. In mano aveva una spazzola per capelli!

“DOPO QUELLO CHE MI HAI FATTO HAI ANCORA IL CORAGGIO DI PARLARE?!”

Cercai di trovare riparo nascondendomi sotto il letto….mi trascinavo goffamente con tutto il corpo. Fu tutto inutile. Giulia mi afferrò per un piede e mi tirò fuori da sotto il letto.

Aveva una faccia incattivita dalla collera. Prese lo sgabello girevole del PC e mi ci fece appoggiare la pancia.

Poi lo fece scattare in maniera che si alzasse al massimo tanto che mi trovai sollevata completamente per aria con il sedere che offriva un bersaglio irresistibile.

Se prima la sculacciata era dolorosissima, adesso, con la spazzola divenne insopportabile.

SMACKKK……SMAKKK……SMAKKK…..SMAKKK……

“AHHHHH………OOOOOHHHHH………..BASTAAAAA………FERMATIIIII…..AAAHHHHH…….BASTAAAA”.

Adesso urlavo con tutto il fiato che avevo in gola. Altro che orgoglio ferito. Avevo ceduto su tutti i fronti.

Promisi ogni cosa. Giurai e spergiurai che non avrei detto niente ad Alessandro.

SMACKKK……SMAKKK……SMAKKK…..SMAKKK……

Altro che i vicini di casa! Di sicuro il suono dei colpi e le mie suppliche si sentirono fino in strada!!!

La sculacciata andò avanti così ancora per un po’. A colpi di spazzola mi levò tutto l’orgoglio che avevo accumulato in 35 anni di vita!!! Quando finalmente Giulia decise che ne avevo avute abbastanza lasciò cadere in terra la spazzola e mi disse compiaciuta. “CREDO CHE LA PROSSIMA VOLTA STARAI ATTENTA PRIMA DI GRAFFIARMI”.

Mi lasciò per un po’ di tempo appoggiata allo sgabello mentre rispondeva brevemente a una telefonata sul suo telefonino. Piangevo così tanto che tutto il trucco mi era colato sulla faccia .

Sentii dietro di me Giulia che mi scioglieva il laccio alle caviglie. Mi sollevai in piedi con fatica. Ero così battuta e mortificata che nonostante avessi adesso le gambe libere non riuscivo a muovermi. Rimasi di fronte a lei, immobile a piangere disperata. Giulia mi fece girare, e con gesti decisi mi rimboccò la gonna sul dietro in maniera che avessi il sedere in vista.

Poi prendendomi per un orecchio mi trascinò in un angolo della stanza. Mi mise con la faccia al muro e dopo avermi fatto divaricare le gambe, mi spinse le spalle fino a farmele appoggiare. Il questo modo mi trovavo piegata contro l’angolo e con il sedere sollevato all’indietro.

“ADESSO RIMANI IN QUESTO ANGOLO FINO A CHE NON TE LO DICO IO! E SENZA MUOVERTI….INTESI?”

Ero troppo distrutta per poter rispondere. Continuavo solo a piangere.

SMACKKK……SMAKKK….

Un paio di sculaccioni mi fecero rispondere rapidamente “SIII……SIIII……NON MI MUOVO”.

Giulia si allontanò e si sdraiò di nuovo a letto con il suo Walkman. Io rimasi ferma in quella umiliante posizione.

Avevo ancora le mani legate e non potevo nemmeno soffiarmi il naso e asciugarmi le lacrime. “SMETTILA DI PIANGERE CHE MI INFASTIDISCI….. .O DEVO RIMETTERTI SULLE MIE GINOCCHIA?”

Queste parole bastarono per farmi soffocare i singhiozzi. Solo ogni tanto tiravo su con il naso.

(questa è la foto che Giulia mi fece quel giorno)

Passò un ora, ero indolenzita per la posizione però per nulla al mondo mi sarei mossa. Avevo una fifa terribile.

Sentii Giulia che stava armeggiando con qualcosa, e quando sentii il lampo del flash capii che mi aveva scattato una foto con la polaroid.

“SE OSI DIRE QUALCOSA AL PAPA’ NON SOLO TE LE SUONO DI NUOVO, MA FACCIO STAMPARE QUESTA FOTO SU MILLE MANIFESTI E DICO AI MIEI AMICI DI INCOLLARLI IN TUTTE LE FERMATE DELLA METROPOLITANA !!! CAPITO???!!!”
“SIII….NON DIRO’ NIENTE”. Conoscendola sapevo che non scherzava, sia per le botte che per i manifesti.

Mi liberò le mani e lasciò che corressi in bagno per ricompormi. Mi guardai allo specchio. Ero orribile. Avevo gli occhi gonfi per il troppo piangere. La bocca e le guance erano sporche dal trucco sciolto. Avevo ancora la gonna sollevata sul dietro e provai a girarmi per vedermi il sedere. Impressionante. Era rosso come una fragola matura e per di più, dal gonfiore, mi sembrava raddoppiato di volume.

Dopo essermi lavata la faccia, riempii il bidè di acqua fredda per potermi levare il gonfiore dal sedere.

Erano 5 minuti che stavo a mollo quando Giulia mi chiamò….

Mi precipitai senza nemmeno asciugarmi, non volevo minimamente irritarla.

Stava per uscire di casa, ma prima voleva darmi le sue disposizioni.

“SILVIA PER QUANDO RIENTRO VOGLIO TROVARE TUTTA LA MIA ROBA SPORCA LAVATA E STIRATA….OK?”

Mi misi subito al lavoro. Quella ragazza aveva una montagna di cose sporche, si cambiava anche due volte al giorno.

Dovevo sbrigarmi. Il rossore del mio fondoschiena mi segnalava che non potevo perdere tempo.