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Roberta

Roberta era distesa sul letto, la testa appoggiata al muro, la schiena sui cuscini, la cuffia alle orecchie ed il registratore abbandonato sullo stomaco. Il piede destro batteva ritmicamente il tempo, mentre le braccia reggevano l'ultimo numero di una rivista di musica leggera.

Roberta era molto bella e sapeva di esserlo. Non era molto alta ma sembrava esserlo di più. Aveva begli occhi scuri, molto luminosi, i capelli castano chiari piuttosto corti ed una figura molto snella. Le gambe erano splendide, un insieme di linee armoniose ed anche muscolose come si addice ad una ballerina. Il seno un po' troppo piccolo ed appena pronunciato, ma in compenso i fianchi erano superbi ed il sedere eccezionale.

Gli uomini si voltavano spesso a guardare quel culetto così perfetto ed anche sapientemente portato a spasso. Purtroppo, però, Roberta dava ragione a quelle persone che sostengono che una ragazza molto carina debba per forza essere un po' oca.

A scuola era un vero disastro, lo studio non la interessava proprio, ma le serviva come alibi per non lavorare e così si trovava, a diciannove anni, ancora in quarta liceo.

L'unica cosa che aveva provato a fare un po' seriamente era la danza classica e moderna. Ma non aveva avuto la grande costanza necessaria ed anche se continuava a frequentare dei corsi, non aveva più grandi possibilità ormai. Poi, quei fianchi e quel sedere così belli e provocanti erano un po’ troppo pronunciati per una ballerina. Le piaceva stare senza far nulla, uscire con le amiche e con i ragazzi, mai con lo stesso però, perché non voleva impegnarsi. Ascoltava musica quasi tutto il giorno ed aveva la stanza tappezzata di manifesti colorati e piena di pupazzi di pezza. Una vita adatta ad una figlia di papà senza problemi per l'avvenire. Ma la situazione di Roberta non era così florida, anzi. Viveva con la sorella maggiore Chiara: i loro genitori erano scomparsi da tempo.

Chiara, ventiseienne, non era bella come Roberta anche se le assomigliava molto nei tratti somatici, era più magra e più bassa. A differenza della sorella vestiva dimessamente. Era impiegata alle poste ed arrotondava con qualche lavoretto per i vicini tipo, stirare, rammendare, fare la spesa. S'era sacrificata ed aveva anche perso un amore per tirare su Roberta e non c'era riuscita, come si vede, neppure bene, perché era debole ed affettuosa e non sapeva imporsi. Però non ne poteva più di ammazzarsi di lavoro per quella scansafatiche.

Quel giorno se n'era ritornata con un altro quattro, eppure aveva il solito sorriso a trentadue denti, i suoi bellissimi e bianchissimi denti. Si era buttata sul letto a fumare ed adesso se ne stava a leggere ascoltando la musica. Chiara rifletteva e s’accorse d’avere le lacrime agli occhi. Abbandonò sul tavolo il vestito che stava sistemando e silenziosamente scivolò sul pianerottolo bussando alla porta dell'appartamento accanto. Quando la signora Maura Babiloni aprì la porta e chiese: "Ah, Chiara, sei tu", la giovane donna le si gettò piangendo fra le braccia. "Su! Su! Cosa succede, cara?". La signora Babiloni era una donna di mezza età, molto alta, robusta e dai modi semplici. Molto generosa e sinceramente affezionata a Chiara, aveva però idee tutte sue, su molte cose. Abbastanza pettegola ed a volte sguaiata, a suo giudizio, in parecchi, dai politici ai commercianti (e perché no, anche i calciatori che guadagnano tanto) erano meritevoli della pena di morte.

Fra le sue braccia Chiara si andava poco a poco calmando ed anche i suoi singhiozzi diminuivano. La signora Maura allora la interrogò: "Dimmi, è ancora per via di Roberta?".

"Certo, come sempre! Ma lo sa cosa ha fatto oggi? Mi è tornata con un altro quattro, il secondo in tre giorni! Ma per lei tutto è normale, scontato. Ha mangiato come nulla fosse ascoltando la radio. Poi, si è messa a fumare. Ho provato a dirle qualche cosa, ma non mi ha neanche lasciata incominciare ed ora se ne sta sul suo letto a fare niente. Ed è già tanto che non se ne sia andata in giro! Ma perché debbo sopportare tutto questo?".

"Già, perché?", sorrise la signora Maura. "Su, siediti". Chiara si accomodo in soggiorno vicino al tavolo e si prese la testa fra le mani.

"Non so più cosa fare!".

"Te l'ho detto tante volte cosa bisogna fare!", rispose la signora sedendo al suo fianco.

"Non è facile, signora, e poi Roberta ha diciannove anni". La signora Babiloni si mise a ridere: "E questo cosa significa? Meglio tardi che mai! E poi figurati, io con mio padre dovevo stare attenta, le prendevo anche alla sua età!"

"Ma sono passati anni".

"Frottole! Fa comodo dire così!".

"Io però non me la sento di farlo. Non ne sono capace. E poi, io non sono abbastanza... come dire... forte per farlo, anche se capisco che bisognerebbe, ormai lo capisco...".

La signora Maura sospirò: "Senti, Chiara, se tu non te la senti, se vuoi, lo faccio io per te! Eh, cosa vuoi che sia! L'ho fatto altre volte, a te farà impressione, magari perché la sentirai piangere, ma non è una cosa così drammatica".

Chiara rituffò la testa nelle mani: "Io non voglio farlo, se lo può fare lei le sono grata; se possibile non vorrei nemmeno vedere".

"Chiara, esageri, sai? Comunque se vuoi così... Su, forza! Meglio farlo subito! Dov'è Roberta?".

"In camera sua". "Andiamo allora!". La signora Maura, abbiamo visto, non era tipo da pensare due volte alle cose e uscì a passo di carica dal suo appartamento seguita da Chiara. Chiusa la porta, la signora Maura spinse quella dell'appartamento delle due sorelle che era rimasta socchiusa ed entrò, andando direttamente verso la camera di Roberta.

Chiara, invece, piegò verso la sala, un po' nervosa. Roberta si vide entrare in camera quella furia e rimase di sasso. Alcune volte la signora Babiloni le aveva mosso qualche rimprovero, soprattutto sul fatto che pesasse interamente sulla sorella, ma roba da poco e poi era un po’ che aveva smesso. La signora Babiloni era una che si "caricava" da sola ed a Roberta sembrò un toro che sbuffava dalle nari. Si tolse la cuffia e domandò ridendo: "Cosa c'è signora?" Non ebbe una precisa risposta se non quella dei fatti. Cuffia e registratore volarono sulla poltrona. "Ohei... dico!", riuscì a protestare la ragazza che subito dopo si sentì come artigliata da due potenti leve e sollevata per la vita come un fuscello. "Cosa faaaaa???!", urlò Roberta in decollo, ma il volo fu di brevissima durata con atterraggio violento sulle ginocchia della signora Maura che si era seduta sul letto e se l'era ormai sistemata con il busto sulle coperte e lo splendido sedere sul suo grembo. Roberta non sapeva nemmeno cosa fossero le sculacciate, non ne aveva mai parlato con nessuno, né nessuna amica ne aveva parlato con lei. Ma dentro di se, scopriva che quella posizione le evocava un qualche cosa di probabilmente spiacevole, ancorché mai subito. "Ma, è matta? Come si permette?", urlò fuori di se Roberta. Era bloccata come un salame. S’accorse improvvisamente di avere anche il braccio destro immobilizzato dietro la schiena e solo le gambe libere di muoversi dato che l'altro braccio, in quella posizione, a poco serviva. "Sbaglio o oggi hai preso ancora un quattro?", chiese la signora Babiloni.

"E a lei cosa gliene frega?", ribatté inviperita Roberta.

"A me niente, ma a tua sorella sì. Ed a me dispiace vedere Chiara in quelle condizioni mentre tu, per parlare come te, te ne freghi. Così, abbiamo deciso di fare quello che da un pezzo si sarebbe dovuto!"

"Ma mi lasci andare, e subito. Ha capito? Subitoooo!"

"Non ci penso nemmeno, anzi, guarda cosa faccio!"

La signora Babiloni cominciò a tirare su la stretta gonna grigio scuro di Roberta. Il sedere della ragazza cominciò ad ondeggiare di qua e di là, ma la gonna fu ripiegata lo stesso sotto il braccio sinistro della donna.

"Chiara! Aiutoooo!", strillava la ragazza in collant e mutande. Poi, rivolta alla signora: "Mi lasci andare le dico! Cosa mi vuol fare?"

"Ti sculaccio! Ecco cosa ti faccio!". "Ma lei è pazza! Io sono una donna! Ho diciannove anni! Lei è pazza!"

"Non sono pazza, Roberta! È ora che tu la smetta di comportarti come una irresponsabile o finirai male. E quella santa di tua sorella ha diritto di vivere in un altro modo senza fare la serva a te!"

"Ma io non voglio, non voglioooooo!"

"Ma noi, sì. Vedremo se col sedere che ti brucia sarai più ragionevole. Altrimenti, si ricomincia!" A queste parole, la signora Babiloni afferrò il collant e le mutandine di Roberta e glieli strappò letteralmente giù, prima ancora che la ragazza se ne accorgesse, giù fino alle ginocchia. A quel punto, Roberta si mise a strillare al massimo volume e a dimenarsi con tutte le sue forze. "Noooo! Mi lasciiii! Aiutoooo! Mi tiri su subito le mutandeee! Subitoooo! Chiaraaa! Aiutoooooo!!!" Con le gambe, Roberta dava veramente spettacolo. La frequentazione della danza l'aveva fornita di buoni muscoli alla schiena ed alle gambe e la signora Babiloni se ne accorse subito. Pur essendo più forte di lei, penso di lasciarla sfogare. Così, Roberta si esibì in tutta una serie di movimenti impediti ai più: a gambe separate, unite, con il bel sedere che si alzava, abbassava, spostava a destra ed a sinistra, si apriva, si chiudeva. I piedi battevano spesso uniti per terra. Il tutto nello sforzo immane di liberarsi, sforzo del tutto inutile, contrappuntato dalle solite proteste.

Nella stanza attigua, intanto, Chiara si tappava le orecchie, ma qualcosa sentiva ugualmente. Lei, almeno, a sua sorella voleva bene. Non le sfuggiva l'assoluta mancanza di colpi, o almeno di quel rumore che lei, pur digiuna di esperienza nel campo, si aspettava più o meno di dover sentire. Poi improvvisamente il silenzio. Cosa accadeva nella stanza di Roberta? La ragazza si era fermata poco a poco, prima dando ancora ogni tanto qualche “colpo di coda”, poi, neanche quello. Si era anche ammutolita. Era successo che Roberta, come una cavallina domata, aveva compreso l'inutilità dei suoi sorrisi e si era fermata, abbandonandosi sulle ginocchia della signora Babiloni a peso morto. In quella posizione Roberta provò per la prima volta una cosa che non conosceva quasi nemmeno per sentito dire: l'umiliazione. Si rese conto di avere il sedere nudo, esposto all'aria, alla vista ed alla mercé della signora Babiloni, quel vergognoso intricp di collant e mutandine ormai ai polpacci. Capiva perfettamente ormai, che sarebbe stata picchiata, per la prima volta in vita sua. Si sentiva bruciare dentro di vergogna e se la signora Babiloni avesse potuto vederla in viso bene, viso che Roberta teneva affondato nelle coperte, avrebbe notato gli occhi della ragazza inumidirsi.

Ma quel silenzio durò poco. La signora Babiloni, alzò nell'aria pesante di quel silenzio irreale il suo braccio destro e lo abbassò, subito dopo, con forza estrema.

Roberta esordì così nel mondo delle ragazze sculacciate.

Chiara sentiva ora i colpi e strinse maggiormente le mani sulle orecchie. La signora Babiloni non si risparmiava affatto e non risparmiava le natiche di Roberta, la quale sopportava malissimo la punizione.

Ma aveva molte scusanti: era un'esordiente, la signora Babiloni sculacciava molto forte ed a diciannove anni non è facile imparare a sopportare con dignità quel tipo di sofferenze.

Così ora la voce di Roberta si faceva sentire un po’ roca e con molta meno arroganza, piegata a supplicare, implorare, promettere.

Le chiazze rosse andavano diffondendosi sul suo sedere ed il balletto di prima era gradualmente ripreso fino a diventare una disperata e frenetica danza selvaggia. Dal canto suo, la signora Babiloni non si impietosiva affatto e colpiva con calma e forza, quasi mirando ad ogni sculacciata e mantenendo un ritmo costante. Sapeva che i lamenti di Roberta erano sinceri e prova ne erano le lacrime che copiose le rigavano le guance, ora visibili, dato che la ragazza girava la testa a destra e sinistra dimenandosi. "Baaaastaaaaa! Non ne posso più! Brucia! Aaaaahhh! Aaaaaaahhhh! Uaaah! Ahiaaaaaa! Ihhhh! Ihhhh... Ihhhh!".

Ma la signora Babiloni era altro che voleva sentire, ma taceva. Voleva che Roberta ci arrivasse da sola, altrimenti non poteva considerare la punizione efficace. E così: <<Ciac! Ciac! Sciaff! Sciaff! Ciac! Cicchete! Ciac! Ciaff! Sciaff! Cic! Ciac! Ciofffff!>>, continuava ad incendiarle le natiche.

Roberta non capiva quasi nemmeno più dov'era dal bruciore che provava al sedere. Ed eccola, finalmente, pronunciare le tanto attese parole: "Perdonooo! Ahaaaa! Bastaaaaa! Perdonooo, Chiara! Signora, la supplicoooo! Baaastaaa! Mi comporterò beneeee, vedrààààà!".

La signora Babiloni continuò ancora un poco, poi si arrestò e lasciò libera la ragazza, la quale si alzò di scatto dalle sue ginocchia cadendo però ginocchioni sul pavimento, la testa sul tappeto, le mani incollate alle natiche sotto la gonna mezza ricaduta e mezza no, il corpo scosso dai singhiozzi. Fu così che la vide Chiara che, intuita più che sentita la fine del castigo, si precipitò in stanza ad abbracciare la sorella: "È tutto finito! Ci voleva sai? Mi spiace, ma ci voleva proprio. Ma adesso basta! Su, sollevati!". Roberta si alzò e la sorella l'aiutò a rimettersi a posto collant e mutandine su un sedere che portava evidenti i segni del trattamento severo appena ricevuto. Roberta ora piangeva appoggiata alle spalle di Chiara.

"Grazie signora", mormorò Chiara, quasi a non volere farsi sentire da Roberta. La signora Babiloni sorrise ed aggiunse: "Io vado, ma se avessi ancora bisogno, chiamami pure. Questa è una cura che serve, altro che, se serve!" Le due sorelle abbracciate fra loro non risposero. Alla signora bruciava un po’ il palmo della mano destra, ma era soddisfatta. Era sicura che sarebbe ancora stata chiamata a dare una “mano”. Chiara l'accompagnò alla porta. "La ringrazio ancora, signora!"

"Oh, figurati, non c'è di che! A proposito, domani fai il turno di pomeriggio, vero? Bene, domattina quando Roberta è a scuola passa da me. Un certo discorso lo devo fare anche a te, d'accordo?"

Chiara non capì bene e salutò. La signora, fregandosi le mani si avviò soddisfatta con lo stesso passo di carica di prima. Nella casa ornò il silenzio, rotto solo dai deboli singhiozzi della povera Roberta. Era solo l'inizio, quei muri ne avrebbero sentite ben altre!