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Accadde una notte a Napoli...

Accadde una notte… a Napoli

 

Sono le tre del mattino, la porta di un appartamento nel centro di Napoli si apre e, dopo una nottata trascorsa fuori casa, rientra Laura, una bella ragazza di diciotto anni, alta, formosa, dai capelli castani mossi, con gli occhi verdi: insomma, un bel bocconcino.

La ragazza entra con la luce spenta e, mentre sta sgattaiolando in camera sua, un rumore inconfondibile echeggia nella sala: ciac, ciac. La luce s’accende. L’istitutrice di Laura, Helène, bella donna anche lei, schiaffeggia pesantemente le terga della pupilla.

- “Laura, ti sembra questa l’ora di rientrare a casa?”

- “Ma… signorina…”.

- “Ma un corno, allora, lo sai che ore sono?”

- “No... ho dimenticato l’orologio… mi spiace…”.

- “Ah, ti spiace? Lo sai che sono le tre e mezza passate, dove sei stata?”

- “Ero in discoteca, signorina, ma le ho lasciato un biglietto, l’ho avvertita che tornavo tardi...”

- “Un biglietto? Tu vai in discoteca e ci rimani sino alle tre e mezza e mi avverti con un biglietto? Ma chi ti credi d’essere? Forse perché hai appena compiuto i diciotto anni pensi di poter fare ciò che credi? Mi spiace ma fino a revoca tu sei stata affidata alla mia tutela… se m'avessi avvertito personalmente io non ti avrei certo dato il permesso…”.

- “Ma… lei… ieri mi ha assicurato…”.

- “Ti ho informato che t’avrei lasciata andare a determinate condizioni e se ti avesse accompagnato Ciro… ma forse hai già dimenticato…”.

- “Ma ci sono andata con Ciro…”.

- “Ciro? Il tuo ragazzo? Io intendevo il nostro Ciro… tu vai a ballare col tuo ragazzo ed io dovrei essere felice? Ora mi hai proprio stancata, sono proprio arrabbiata… e guarda come sei vestita, ma dove hai preso un abito così… aperto? In sostanza, sei nuda!

- “Ma… signorina, è di moda…”.

- “Fila in camera tua che ora sistemiamo tutta la faccenda”, e così, sbraitando, Helène assesta uno schiaffo secco e sonoro sul viso di Laura.

- “Ma… signorina… la prego… ahia…”.

- “Fila e non fare troppe storie altrimenti se n’aggiungono altri e più secchi”.

Helène Drut entra in camera con in mano un battipanni di vimini mentre Laura, impietrita, è seduta sul proprio letto nell’attesa degli avvenimenti.

- “Cos'è quello?”

- “Questo? Beh, diciamo che sarà il nostro compagno di giochi… questa sera…”.

- “Non vorrai mica…”.

- “Sculacciarti, sì, intendo proprio sculacciarti di santa ragione, hai capito bene, molto bene…”.

- “Ma… ma… signorina… sono grande ormai, ho diciotto anni…”.

- “Grande? Io le ho prese fino a venti…, non si è mai troppo grandi... sai qual è il problema? Io ho sbagliato a non sculacciarti finora ma da oggi si cambia registro, credimi”.

- “Signorina Helène, la prego, fanno male… bruciano, non mi sculacci, sarò buona…”.

- “Fanno male? Hai detto bene… fanno molto male, soprattutto quelle col battipanni, ma non temere, ti riscalderò prima il culetto con le mie mani arrabbiatissime...”.

- “La prego... non me le dia sul culetto…”.

Helène Drut si siede sul letto, di fianco a Laura, l'afferra per un braccio e la sistema sulle proprie ginocchia.

- “Che sta facendo?”

- “Non crederai mica che ti sculacci in piedi, vero? Starai qui, bella comoda sulle mie ginocchia, come una mocciosa e tra pochi istanti ti alzerò la gonna e t’abbasserò le mutandine, ma prima… ciac, ciac, ciac, ciac…”.

- “ahia, ahia, basta la prego… mi fa male…”.

- “Ciac, ciac, ciac... ora ... ciac ... t’insegno io… ciac, ciac, ciac… a disubbidirmi… ciac, ciac… monella che non sei altro… ciac, ciac…”.

- “Ahia… ahia… basta, brucia…”.

- “ciac, ciac, ciac… sei grande eh? Ciac, ciac e invece sei qui, ciac, ciac, sulle mie ginocchia… ciac, e prendi una bella dose di sculacciate… ciac, ciac… come una piccola mocciosa… vergognati, ciac, ciac… alla tua età… ancora col culetto per aria…”.

L’istitutrice inizia a sollevare progressivamente il succinto vestito di Laura che intanto scalcia e cerca di sfuggire alla ferrea presa di Helène.

- “Sai ferma, siamo solo all’inizio… ciac, ciac, ciac…”.

- “Ahia, ahia… basta, la prego, la scongiuro, la supplico, mi lasci, mi lasci…”.

- “Non fare tanti versi, altrimenti sarà peggio… ciac, ciac, ciac…”.

Il culetto di Laura si arrossa sempre più sotto i severi e secchi sculaccioni che la signorina Drut le sta amministrando sul prominente culetto ancora protetto dall’abbigliamento intimo lezioso che indossa.

- “ Ciac, ciac… t’insegno… ciac…io … ciac... ciac... a disubbidirmi... ecco, è l’ora delle mutandine…”.

- “No…, la prego… le mutandine no… mi vergogno…”.

- “Invece, sì! Le monelle con indosso queste mutandine di pizzo nero si sculacciano eccome e si sculacciano sul sederino nudo…”.

La sculacciata prosegue imperterrita per una decina di interminabili minuti durante i quali l’istitutrice si dedica con estrema attenzione al povero culetto, ormai paonazzo, di Laura che sussulta, singhiozza e piange senza reagire.

- “Alzati!”

Laura, a fatica, si rimette in posizione eretta strofinandosi e frizionando il culetto con entrambe le mani; ella piange disperata scossa da singulti e fremiti che le percorrono tutto il corpo flessuoso.

- “Laura! Ora piegati sul tavolo, appoggia bene il seno sulla tavola e divarica leggermente le gambe…”.

- “Signorina, la prego… che vuol farmi ancora…?”

- “Semplicissimo, tesoro, desidero portare a termine la tua punizione in modo tale che tu non la possa scordare con facilmente…”.

Laura, in lacrime, si piega a novanta gradi sulla scrivania mentre la signorina Helène afferra il vecchio battipanni di vimini e lascia cadere il primo colpo sui… mappamondi in fiamme.

Ciac… ciac… ciac… ciac…

- “Ahia… ti prego… brucia… basta…

- “Che penserà… ciac… il tuo Ciro? Che sei qui… ciac… col culetto nudo… e le prendi… ciac… col battipanni…?”

- “Ahia… basta… mi vergogno…”.

- “Chissà... ciac… se le prende…ciac… anche lui… ciac… forse… ciac… glielo… ciac… chiederò…

- “No, la prego... no... basta…, ahia…”.

Laura è esausta e sul punto di una crisi isterica; l’istitutrice le sferra l'ultimo colpo, terribile e tremendo e poi, soddisfatta, posa il battipanni.

    “Alzati dritta, ora e vatti a mettere in quell’angolo, no, le mani sulla testa, non sul culetto! Non muoverti finché non ti concederò il permesso”.

- “La prego… non mi svergogni così…”.

- “Forse non mi sono spiegata bene, vuoi il resto?”

- “No, no… vado...”.

- “Bene, spero tu abbia imparato la lezione…”.

Laura, con brevi passi stentati ed incespicando nelle mutandine di pizzo nero, raggiunge l’angolo della sala e si posiziona con la faccia al muro e le mani, bene in vista, sul proprio capo. Il culetto, di un bel rosso acceso, tendente al colore viola, tumefatto e contratto, contrasta nettamente con le tinte pallide dell’abito e le mutandine nere che giacciono inerti alle caviglie.

La signorina Helène Drut, soddisfatta, esce dalla stanza richiudendo la porta dietro di sé.

Un sorriso malizioso e trionfante l’accompagna.

Da quel giorno, Laura è stata sculacciata per ogni minima mancanza ed i risultati, credetemi, si vedono… eccome!