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l'appello di Maria Teresa

 

 

Mi giungono puntualmente da Padova le testimonianze raccolte dall’infaticabile amico Vinicio. Fra le tante, ho scelto la corrispondenza di M. Teresa, una simpatica ragazza ventunenne di Viareggio. Nella sua lettera, ci racconta della prima esperienza relativa alle sculacciate col fidanzato Giorgio e conclude la missiva stessa con un accorato appello rivolto in modo particolare alle nostre lettrici. Nella speranza che qualcuna di loro si prenda presto cura di Maria Teresa, invitiamo la nostra simpatica amica a tenerci informati circa lo sviluppo e l’evolversi della sua storia.

 

Paul Stoves

 

 

L’appello di Maria Teresa.

 

Non potrò mai dimenticare la prima volta che riuscii a farmi sculacciare dal mio fidanzato. Ero stata di cattivo umore per tutta la serata, comportandomi in modo dispettoso e stropicciando il suo giornale ogni qual volta cercava di leggerlo; inoltre, lo molestavo continuamente, in mille altre maniere.

 

 

Ora cominciava davvero ad innervosirsi in maniera seria.

All’improvviso, mi guardò fissa negli occhi e con tono molto severo mi gridò:

 

- Se non la smetti immediatamente, ti prendo sulle mie ginocchia e ti rifilo una bella dose di sculacciate. Questa sera sei insopportabile!

 

Quando sentii pronunciare quelle frasi, anche se non avevo mai pensato alla sculacciata come a qualcosa che potesse provocarmi una forma d’eccitazione sessuale, fui percorsa subito da uno strano brivido, piacevole.

 

La sensazione di essere in balia delle sue braccia muscolose, la gonna sollevata e le mutandine abbassate quel tanto da scoprire il mio culetto, la sculacciata che la sua mano m’infliggeva…, mi eccitava da morire!

 

Certo, esasperai le cose fino a quando perse la sua proverbiale calma e pazienza.

 

Mi attirò a sé, mi prese sotto il suo robusto braccio destro, si sedette comodamente in poltrona e mi costrinse sulle sue ginocchia.

 

Mi resi conto che stavo tremando come una foglia.

 

Sentii la corta gonna grigia sollevarsi ed arrampicarsi lungo le mie gambe mentre lui mi descriveva minuziosamente quello che stava per accadermi. Con una sola mano mi tirò giù le bianche mutandine di cotone, facendole scendere progressivamente con calma ed assaporando, secondo dopo secondo, lo spettacolo che gli offrivo. Io, piena di vergogna ed umiliazione, mi dibattevo cercando di divincolarmi. Con calma, mi chiese se me ne stavo tranquilla ed accettavo la giusta punizione che stava per impartirmi.

 

- Questo mai!

 

Gridai piena d’orgoglio, anche se mi sentivo morire.

 

Quando il primo sculaccione calò sul mio culetto nudo ed indifeso, un calore vivido e penetrante invase totalmente le mie povere natiche e s’irradiò lungo la schiena per giungere sino all’interno delle cosce. Vi lascio immaginare il mio stato d’eccitazione quando le secche sculacciate andavano a colpire le parti più nascoste ed interne del culetto ed i polpastrelli delle dita di Giorgio sfioravano titillando i miei orifizi sempre più beanti.

 

Mi resi conto di essere abbondantemente bagnata e tumida. Sentivo il mio culo diventare progressivamente sempre più vermiglio e bollente. Dopo un numero indefinibile di sculacciate ben assestate, Giorgio si fermò. Le sue mani si posarono sulle mie calde chiappe impossessandosene: le stringeva e le apriva, le serrava per spalancarle subito dopo e dilatarle quasi allo spasmo… io restai immobile sulle sue ginocchia, spossata e col culo per aria. Ero privata d’ogni energia, dispersa non solo a causa della lotta ingaggiata con Giorgio, ma anche perché avevo avuto frequenti e ripetuti orgasmi.

 

Vedendomi scapigliata e scarmigliata, con il culo ed il viso entrambi scarlatti, l’uno più dell’altro, il mio fidanzato capì, finalmente, cosa avevo provato.

 

Da quel giorno memorabile, abbiamo fatto sempre del nostro meglio per creare e/o inventarci situazioni che terminano immancabilmente con una bella sculacciata impartita sul mio culetto nudo ed indifeso. Io sono la monella che non studia, oppure la ragazza maleducata che si comporta male, l’allieva impertinente con l’insegnante o, a volte, la giovane paziente arrogante che fa le bizze e non vuole che le sia inserito il termometro, o la peretta di gomma, nel culetto. In ogni modo, tutti questi personaggi hanno un unico denominatore: le sculacciate, che sono sempre cocenti.

 

Noi non usiamo né fruste, né altri oggetti punitivi che potrebbero ferire [Non è che gli altri strumenti debbano necessariamente ferire ma, se non si è pratici, meglio usare le mani. N.d.A.] e, solo raramente, Giorgio usa un vecchio battipanni di vimini, che però io mal sopporto perché mi fa molto male il culetto e vi lascia dei segni tremendi, di colore rosso cremisi ed in evidente rilievo; sono certa che, chi l’ha provato, capisce bene di cosa sto parlando. Penso possa essere lo stesso che la sua “tata” usava su di lui; quelli d’oggi, di plastica, sono così volgari…

 

Ho anche chiesto al mio fidanzato se gli piacerebbe, di tanto in tanto, invertire i ruoli ma, apparentemente, questo non lo interessa. Peccato.

 

Io ho anche un altro morboso desiderio.

 

Vorrei essere severamente sculacciata da una donna energica e forte; a culo nudo e, magari, davanti al mio ragazzo, ma non conosco nessuna persona che sia disponibile per esercitare questo compito ingrato [ingrato? N.d.A.]; forse qualche amica di Club vorrebbe e/o potrebbe aiutarmi?

 

Con i miei migliori saluti,

 

Maria Teresa.