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Elena III

Ancora Elena

 

Davvero un bel modo di cominciare il nuovo anno!

 

In tre anni e mezzo di castighi corporali sono stata sculacciata sul sedere non so più quante volte dalla signora Franceschini, in qualsiasi giorno della settimana, a qualsiasi ora del giorno, ma almeno mi erano stati risparmiati questo dolore e questa umiliazione nei giorni di festa più importanti, cioè Pasqua, Natale e Capodanno, e anche il giorno del mio compleanno. Non so dire se per un semplice caso o se in quei giorni io fossi più buona, o se lo fosse la signora Marisa, com’è più probabile. Per quanto riguarda il Capodanno ammetto che ogni volta, nei cinque minuti che dopo la mezzanotte dedico agli auguri che faccio a me stessa per il futuro, c'è anche quello che le sculacciate spariscano dalla mia vita.

 

Al giorno del compleanno, è invece legata la speranza che la signora Franceschini si fosse posta un limite d'età e che appena io vi fossi giunta non mi avrebbe più battuta a quel modo. Ma più che una speranza era una pia illusione.

 

Tornando a Capodanno, anche quest'anno avevo fatto il mio pensierino segreto che, come si può capire, ha una certa importanza per me. Non immaginavo certo che poche ore dopo avrei avuto una amara sorpresa: la prima sculacciata del 2001, a ventuno anni e mezzo, all'inizio dell'anno che mi vedrà compierne ventidue! E dire che qualche illusione l'avevo coltivata, stavolta, perché da più di un mese non venivo punita ed un intervallo del genere, fra una punizione e l'altra, si era forse verificato solo un'altra volta.

 

Ma veniamo ai fatti. Come già sapete per uscire la sera devo sempre chiedere il permesso e così ho fatto anche per la sera di san Silvestro, dato che ero stata invitata da una mia amica per il veglione. Ero sicura di avere questo permesso, dato che ultimamente mi ero comportata bene, e poi la signora Marisa usciva anche lei, quindi..., così è stato. È chiaro che a Capodanno non si può pretendere che una ragazza della mia età, ottenuto il permesso di uscire, rientri a casa prima della mezzanotte o poco dopo e poi la signora Franceschini questa volta non mi aveva neppure comunicato a che ora avrei dovuto tornare. Devo ammettere che ne ho scioccamente approfittato. Prima a cena, poi in discoteca, mi sono divertita da pazzi, ho mangiato, bevuto (anche un po' troppo) e ballato. Sono tornata a casa che erano le quattro e mezzo, dopo essere stata anche un'oretta in macchina con il mio nuovo ragazzo che, oltre ad essere molto carino, sa fare le cose molto per bene (lo sapesse la Signora Marisa...) Lui naturalmente per ora non sa nulla delle sculacciate né, per il momento, intendo dirglielo. Entrando in casa ho pensato, in verità, che forse avevo un poco esagerato ed ho sperato che la signora Marisa non fosse ancora tornata. A quell'ora c'era ancora molta gente in giro per Milano, ma voi sapete che i miei orari sono molto più controllati di quelli delle altre ragazze. Purtroppo, invece, la signora Marisa era già tornata, ma forse dormiva.

 

Va detto però che non avevo molta paura di essere presa a sculacciate, un po’ perché avevo addosso ancora molta euforia, un po’ perché, insomma, era Capodanno, mica una notte qualsiasi.

 

Appena a letto sono caduta in un sonno profondo. Mi sono svegliata una prima volta verso le dieci e mi sembrava tutto normale. La signora Marisa (ma lei a che ora era tornata?) si era già alzata e la sentivo lavare qualcosa in cucina. Mi sono riaddormentata subito.

 

Era ormai quasi mezzogiorno quando la signora Franceschini entrò nella mia stanza accendendo la luce e venendo vicino al mio letto senza alzare le tapparelle. Mentre mi stropicciavo gli occhi chiedendo che ora fosse, lei mi rispose dicendomi, appunto, che era quasi mezzogiorno.

 

"Dì un po’" mi chiese la signora "a che ora sei tornata questa notte?"

 

Ci pensai su qualche secondo fingendo di sbadigliare e di stirarmi, poi provai ad azzardare: "Erano circa le tre..." dato che mi era sembrato che alle quattro e mezza lei stesse dormendo. La signora Franceschini si chinò subito verso di me e con un gesto deciso mi scostò le coperte di dosso. Poi infilò entrambe le mani sotto il mio corpo cercando di rovesciarmi sulla pancia. Mi rizzai a sedere facendo resistenza e domandando affannosamente: "Ma cosa fa? Perché?" Due domande in contraddizione; inoltre, la seconda dava chiaramente ad intendere che, purtroppo, avevo già capito tutto. La signora smise un attimo di spingermi sul mio fianco sinistro e rispose gelida: "Cosa faccio lo sai: ti sculaccio! Perché? Anche questo, lo sai benissimo: tu sei tornata alle quattro e mezza, altro che "circa le tre". Lo sai che non sopporto che mi si dicano le bugie. Ero sveglia ad aspettarti, ero preoccupata, con tutti quei botti. Anche se non m’avessi detto una bugia ti avrei sculacciata lo stesso, vorrà dire che adesso te ne darò ancora di più!" Riprese a spingermi. Il mio letto da un lato è addossato al muro, dall'altro c'era lei. Così resistevo come potevo e nel frattempo mi facevo sentire: "No signora! Non è giusto! Era l'ultimo dell'anno! E poi non m’aveva detto a che ora tornare!"

 

"Questo dimostra che hai il cervello di una gallina! Che non capisci mai quando esageri! Che faccio benissimo a controllarti strettamente! Avanti, girati senza fare tante storie!"

 

E invece io non volevo girarmi e le storie le facevo eccome: "No, signora! No, la prego! E’ Capodanno! Non voglio cominciare l'anno così!" "Dovevi pensarci stanotte, non me ne importa niente che sia Capodanno. Continuerò a sculacciarti fino a quando non dimostrerai di avere un po’ di sale in zucca!"

 

"Non vogliooo, nooo! Nooooo!" continuavo ad oppormi io, ma ho detto che la signora Marisa è molto più forte di me. Riuscì infatti a girarmi ed io mi ritrovai stesa sulla pancia. Fra l'altro, le coperte mi coprivano ancora le gambe dalle ginocchia in giù ed i miei calci sbattevano contro questo ostacolo. Come finii in quella posizione, la signora mi piantò la mano sinistra in mezzo alla schiena schiacciandomi giù e con la destra mi tirò giù con decisione i pantaloni marroni del pigiama di cotone. Sotto il pigiama non porto quasi mai le mutandine, quindi il mio sedere era già bello nudo, pronto per l'uso. Ma io non volevo rassegnarmi. Cercavo di rivoltarmi su me stessa e nello stesso tempo cercavo con la mano destra di tirarmi su il pigiama che era arrivato all'altezza delle coperte. In parte ci riuscii anche, cominciando a tirarlo su, ma il mio sforzo venne bloccato ed il mio braccio destro girato con forza dietro la schiena. Il pigiama tornò giù inesorabilmente alle ginocchia. Intanto continuavo a ripetere "Nooo! Noooo! Non vogliooo!" Cominciarono a piovere le sculacciate, alternativamente, una per natica, fortissime e dolorosissime. Mentre le prendevo ero disperata anche perché la mia illusione di non essere più sculacciata si scioglieva come neve al sole ed ero costretta a riprovare quell'acuto bruciore ed a ritrovarmi come sempre con il sedere esposto che andava poco a poco arrossandosi. La signora Franceschini ci dava bene dentro, tanto che dopo pochissimo non ho saputo più controllarmi, né ci ho provato per la verità.

 

Così mi sono messa a piangere e poi a singhiozzare. Man mano che aumentava il bruciore, aumentava il volume della mia voce.

 

La signora Franceschini taceva, concentrandosi nel punirmi ed anch'io mi lamentavo senza però dire più nessuna frase in particolare. Però non ce la facevo più (quella maledetta mano è davvero terribile), così mi misi a supplicare. Avevo appena cominciato con gli: "Aah! Bastaa! Signoraaa! La prego, bastaaa!" che squillò il telefono. La signora Marisa borbottò qualcosa e mollò la presa. Uscì dalla mia camera per andare a rispondere, sicuramente era qualcuno che voleva fare gli auguri, ma non capii chi perché la porta era stata chiusa. Le mie mani erano immediatamente corse al mio sedere, già abbastanza bollente. Me ne stavo lì immobile a piangere sul letto e riuscivo a malapena a pensare che il telefono era squillato al momento giusto. Ma era davvero il Capodanno delle illusioni. Infatti la signora Franceschini tornò prestissimo e senza alcuna intenzione di lasciarmi andare.

 

A pensarci adesso, forse avrei dovuto alzarmi, chiudermi in bagno con la scusa di lavarmi, ma non è che in quei momenti si è particolarmente lucide. Infatti, la signora Marisa, tornò al letto e prima che io potessi in qualche modo reagire mi aveva già bloccata come prima. Allora sì che i miei "Nooo!" arrivarono al massimo, avrei voluto che tutti sentissero e capissero l'ingiustizia che subivo: sculacciata il giorno di Capodanno! Ma poi chi doveva sentire? Quasi tutti i vicini erano in montagna o al mare e, comunque, a loro - è ormai certo, non gliene frega niente, anzi qualcuno si diverte.

 

Comunque le sculacciate incominciarono a cadere con la stessa terribile forza di prima e non è che sia come ricominciare a prenderle da capo, la pelle brucia subito tantissimo e psicologicamente la cosa è ancora più difficile da accettare. Così, ricominciai a strillare: "Baaastaaaa! La supplicooo! Mi lasci andareeee! Non è giustoooo!"

 

Figurarsi. Il bruciore era proprio insopportabile. Ma ecco, colpo di scena, squillare di nuovo il telefono. Anche questa volta la signora mi lasciò libera, ma prima di andare a rispondere mi avvertì: "Guai a te se ti muovi di lì!" Pur fra le lacrime ed i singhiozzi questa volta sentii tutto perché la porta era rimasta spalancata. "Ah, sei tu Giovanna? Grazie, tanti auguri anche a voi!"

 

Era una sua amica che abita a Torino e che qualche volta la viene a trovare. Ancora un po’ di convenevoli, poi la sento dire: "Elena? Bene, sta bene. La stavo giusto sculacciando..." Credo che, anche se non potevo vederla, la mia faccia sia diventata rossa come già lo era il mio povero sedere! E non era finita qui. Io non potevo naturalmente sentire cosa diceva la signora Giovanna, ma potevo intuirlo come lo intuirete voi, da quello che diceva la signora Marisa e cioè: "Ma non ti ricordi che te l'avevo già detto? Sì... brava... brava... proprio così... sì lo so che è Capodanno, ma sai a che ora e tornata stanotte? Anzi, stamattina? Erano le cinque passate! (Bum!) ... Come?... Eh sì, capisci che non potevo passarci sopra... Mi fa piacere che tu sia d'accordo con me... ecco... sì... sì... ah ma guarda, se va avanti così lo farò ancora per un bel pezzo... certo... certo... è quello che dico io... facessero tutte così..."… poi passarono a parlare d'altro. Non avevo mai smesso di piangere, ma avevo continuato ascoltando. Adesso, travolta dalla vergogna, ero scoppiata in un pianto rumoroso, pieno di singhiozzi, e mi si stringeva il cuore. Non era possibile sentirsi mortificare così! Anch'io ho la mia sensibilità, no? Così non sentii quando finì la telefonata. Dentro di me sapevo che la sculacciata purtroppo non era finita e quando avvertii che la signora Marisa mi era tornata vicina mi voltai e le gridai contro: "C'era proprio bisogno di farlo sapere a tutti?"

 

La signora m’apostrofò: "Come ti permetti di rivoltarti così? Ma vedrai che pagherai anche questa, come no! Tu pensa a comportarti bene che vedrai che di sculacciate non si parlerà più. Giovanna, ti vuole bene. E non è affatto male che si sappia in giro, un po’ di sana vergogna dovrebbe farti riflettere. E vergognoso che una ragazza di ventuno anni e più si meriti ancora le sculacciate! Stai tranquilla che se non cambi registro te ne darò ancora tante di sculacciate, a cominciare da adesso". Infatti si piegò di nuovo su di me e mi immobilizzò esattamente come prima. Prima di ricominciare mi comunicò: "Adesso ho staccato il telefono, così non corriamo il rischio di essere più disturbate, d'accordo?" Figuratevi se potevo essere d'accordo! Comunque non vi fu tempo di discutere che già la sua mano destra aveva ripreso a funzionare come una pala meccanica. E con quali effetti sulle mie povere natiche ve lo potete immaginare. Questa volta saremmo andate fino in fondo: nulla poteva più fermare la signora Marisa.

 

Ricominciai a lamentarmi disperatamente mentre il bruciore riprendeva ad aumentare in un crescendo insopportabile. "Basta! Uaaaah! Noooo! Nooooo! Perdonoooo! Come bruciaaaa!"

 

La signora mi rispondeva prendendomi come al solito in giro e rimproverandomi: "Brucia dici? Bene! Meglio così! Adesso te lo faccio ancora di più bruciare questo sedere! Così imparerai a rientrare in orario!"

 

"Baaasta! Signoraaaa! La pregoooo! La supplicoooo! Non resisto piùùù! Ahiaaaaa! Ahaaaa! Non lo faccio piùùùù! Aaaah! Baaaastaaaa! Non accadrà poùùùù! Non tornerò più tardiiiii! Lo giurooo! La pregoooo! Baaaastaaa!"

 

Figuriamoci se bastavano queste assicurazioni a salvarmi. Quella mano continuava imperterrita mentre la signora diceva: "Ah davvero? Adesso giuri e prometti eh? Ma chi credi di prendere in giro? Dici così solo perché ti brucia il sedere, altro che storie! Vedrai che quando avrò finito sarai invece pentita sul serio!" E giù sculacciate! Ed io: "La pregooo! La scongiuroooo! Sono pentita davveroooo! Lo giuroooo! Non ne posso piùùù! Baaaastaa! Ahiaaaaa! Ahhhaaaaaaa!" Il cuscino nel quale affondava la mia faccia era bagnato dalle lacrime che rigavano le mie guance. Le mie gambe non erano mai uscite da sotto le coperte, ma ora i calci che riuscivo a tirare stavano completamente disfacendo il letto, ma non è che la situazione migliorasse perché le lenzuola andavano aggrovigliandosi intorno alle gambe stesse. Ed ogni sculacciata centrava in pieno le mie natiche anche se io inarcavo il sedere o cercavo di spostarmi lateralmente sul letto.

 

Il fatto è che la signora mi schiacciava giù e con quel braccio girato contro la schiena avevo comunque poche possibilità di muovermi. Non ne potevo più, tanto che avevo praticamente smesso di invocare la fine di quella tortura e mentre continuavo a incassare sculaccioni emettevo gemiti e pianti convulsi: "Ahaaaa! Ahaaaa! Eeeeh! Iiliiiiiiiih! Ahiaaaaa! liiiih!"

 

Finalmente la signora Franceschini pensò che me ne aveva date abbastanza e smise lasciandomi libera. Subito le mie mani corsero ad incollarsi alle natiche ed a massaggiarle convulsamente. La signora Marisa sbuffò: "Ecco fatto! Spero ti sia servita questa lezione! Mi dispiace, credi, averti sculacciata proprio oggi, ma a volte me le strappi davvero dalle mani! Hai cominciato male l'anno, vedi di proseguirlo meglio. Auguri!"

 

Capito? Mi faceva anche gli auguri! Dopo avermi sculacciata a quel modo! E adesso se ne andava a riattaccare il telefono. Intanto io, rimasta sola, mi sollevavo tutta dolorante. Una volta in piedi sul tappeto mi girai a guardarmi dietro: come al solito la signora Marisa mi aveva conciato il culetto da fare spavento, dove il rosso era il colore meno forte che ci si potesse trovare! Con l'aggiunta di vari segnacci qua e là. Frugai sotto il cuscino alla ricerca di un fazzoletto ma non lo trovai, così mi asciugai gli occhi con le dita, tirando su con il naso come una bambina. Difatti, in quella situazione, che differenza passava fra me ed una bambinetta sculacciata? Nessuna, se non che io di anni ne ho più di ventuno! Povera me! E se avevo cominciato l'anno così, secondo il noto proverbio, m’avrebbe aspettato un anno intero di gonne alzate, mutandine abbassate, natiche rosso fuoco, bruciore insopportabile ecc. Meglio non pensarci. E magari provare a smentire i proverbi.Ancora Elena

 

Davvero un bel modo di cominciare il nuovo anno!

 

In tre anni e mezzo di castighi corporali sono stata sculacciata sul sedere non so più quante volte dalla signora Franceschini, in qualsiasi giorno della settimana, a qualsiasi ora del giorno, ma almeno mi erano stati risparmiati questo dolore e questa umiliazione nei giorni di festa più importanti, cioè Pasqua, Natale e Capodanno, e anche il giorno del mio compleanno. Non so dire se per un semplice caso o se in quei giorni io fossi più buona, o se lo fosse la signora Marisa, com’è più probabile. Per quanto riguarda il Capodanno ammetto che ogni volta, nei cinque minuti che dopo la mezzanotte dedico agli auguri che faccio a me stessa per il futuro, c'è anche quello che le sculacciate spariscano dalla mia vita.

 

Al giorno del compleanno, è invece legata la speranza che la signora Franceschini si fosse posta un limite d'età e che appena io vi fossi giunta non mi avrebbe più battuta a quel modo. Ma più che una speranza era una pia illusione.

 

Tornando a Capodanno, anche quest'anno avevo fatto il mio pensierino segreto che, come si può capire, ha una certa importanza per me. Non immaginavo certo che poche ore dopo avrei avuto una amara sorpresa: la prima sculacciata del 2001, a ventuno anni e mezzo, all'inizio dell'anno che mi vedrà compierne ventidue! E dire che qualche illusione l'avevo coltivata, stavolta, perché da più di un mese non venivo punita ed un intervallo del genere, fra una punizione e l'altra, si era forse verificato solo un'altra volta.

 

Ma veniamo ai fatti. Come già sapete per uscire la sera devo sempre chiedere il permesso e così ho fatto anche per la sera di san Silvestro, dato che ero stata invitata da una mia amica per il veglione. Ero sicura di avere questo permesso, dato che ultimamente mi ero comportata bene, e poi la signora Marisa usciva anche lei, quindi..., così è stato. È chiaro che a Capodanno non si può pretendere che una ragazza della mia età, ottenuto il permesso di uscire, rientri a casa prima della mezzanotte o poco dopo e poi la signora Franceschini questa volta non mi aveva neppure comunicato a che ora avrei dovuto tornare. Devo ammettere che ne ho scioccamente approfittato. Prima a cena, poi in discoteca, mi sono divertita da pazzi, ho mangiato, bevuto (anche un po' troppo) e ballato. Sono tornata a casa che erano le quattro e mezzo, dopo essere stata anche un'oretta in macchina con il mio nuovo ragazzo che, oltre ad essere molto carino, sa fare le cose molto per bene (lo sapesse la Signora Marisa...) Lui naturalmente per ora non sa nulla delle sculacciate né, per il momento, intendo dirglielo. Entrando in casa ho pensato, in verità, che forse avevo un poco esagerato ed ho sperato che la signora Marisa non fosse ancora tornata. A quell'ora c'era ancora molta gente in giro per Milano, ma voi sapete che i miei orari sono molto più controllati di quelli delle altre ragazze. Purtroppo, invece, la signora Marisa era già tornata, ma forse dormiva.

 

Va detto però che non avevo molta paura di essere presa a sculacciate, un po’ perché avevo addosso ancora molta euforia, un po’ perché, insomma, era Capodanno, mica una notte qualsiasi.

 

Appena a letto sono caduta in un sonno profondo. Mi sono svegliata una prima volta verso le dieci e mi sembrava tutto normale. La signora Marisa (ma lei a che ora era tornata?) si era già alzata e la sentivo lavare qualcosa in cucina. Mi sono riaddormentata subito.

 

Era ormai quasi mezzogiorno quando la signora Franceschini entrò nella mia stanza accendendo la luce e venendo vicino al mio letto senza alzare le tapparelle. Mentre mi stropicciavo gli occhi chiedendo che ora fosse, lei mi rispose dicendomi, appunto, che era quasi mezzogiorno.

 

"Dì un po’" mi chiese la signora "a che ora sei tornata questa notte?"

 

Ci pensai su qualche secondo fingendo di sbadigliare e di stirarmi, poi provai ad azzardare: "Erano circa le tre..." dato che mi era sembrato che alle quattro e mezza lei stesse dormendo. La signora Franceschini si chinò subito verso di me e con un gesto deciso mi scostò le coperte di dosso. Poi infilò entrambe le mani sotto il mio corpo cercando di rovesciarmi sulla pancia. Mi rizzai a sedere facendo resistenza e domandando affannosamente: "Ma cosa fa? Perché?" Due domande in contraddizione; inoltre, la seconda dava chiaramente ad intendere che, purtroppo, avevo già capito tutto. La signora smise un attimo di spingermi sul mio fianco sinistro e rispose gelida: "Cosa faccio lo sai: ti sculaccio! Perché? Anche questo, lo sai benissimo: tu sei tornata alle quattro e mezza, altro che "circa le tre". Lo sai che non sopporto che mi si dicano le bugie. Ero sveglia ad aspettarti, ero preoccupata, con tutti quei botti. Anche se non m’avessi detto una bugia ti avrei sculacciata lo stesso, vorrà dire che adesso te ne darò ancora di più!" Riprese a spingermi. Il mio letto da un lato è addossato al muro, dall'altro c'era lei. Così resistevo come potevo e nel frattempo mi facevo sentire: "No signora! Non è giusto! Era l'ultimo dell'anno! E poi non m’aveva detto a che ora tornare!"

 

"Questo dimostra che hai il cervello di una gallina! Che non capisci mai quando esageri! Che faccio benissimo a controllarti strettamente! Avanti, girati senza fare tante storie!"

 

E invece io non volevo girarmi e le storie le facevo eccome: "No, signora! No, la prego! E’ Capodanno! Non voglio cominciare l'anno così!" "Dovevi pensarci stanotte, non me ne importa niente che sia Capodanno. Continuerò a sculacciarti fino a quando non dimostrerai di avere un po’ di sale in zucca!"

 

"Non vogliooo, nooo! Nooooo!" continuavo ad oppormi io, ma ho detto che la signora Marisa è molto più forte di me. Riuscì infatti a girarmi ed io mi ritrovai stesa sulla pancia. Fra l'altro, le coperte mi coprivano ancora le gambe dalle ginocchia in giù ed i miei calci sbattevano contro questo ostacolo. Come finii in quella posizione, la signora mi piantò la mano sinistra in mezzo alla schiena schiacciandomi giù e con la destra mi tirò giù con decisione i pantaloni marroni del pigiama di cotone. Sotto il pigiama non porto quasi mai le mutandine, quindi il mio sedere era già bello nudo, pronto per l'uso. Ma io non volevo rassegnarmi. Cercavo di rivoltarmi su me stessa e nello stesso tempo cercavo con la mano destra di tirarmi su il pigiama che era arrivato all'altezza delle coperte. In parte ci riuscii anche, cominciando a tirarlo su, ma il mio sforzo venne bloccato ed il mio braccio destro girato con forza dietro la schiena. Il pigiama tornò giù inesorabilmente alle ginocchia. Intanto continuavo a ripetere "Nooo! Noooo! Non vogliooo!" Cominciarono a piovere le sculacciate, alternativamente, una per natica, fortissime e dolorosissime. Mentre le prendevo ero disperata anche perché la mia illusione di non essere più sculacciata si scioglieva come neve al sole ed ero costretta a riprovare quell'acuto bruciore ed a ritrovarmi come sempre con il sedere esposto che andava poco a poco arrossandosi. La signora Franceschini ci dava bene dentro, tanto che dopo pochissimo non ho saputo più controllarmi, né ci ho provato per la verità.

 

Così mi sono messa a piangere e poi a singhiozzare. Man mano che aumentava il bruciore, aumentava il volume della mia voce.

 

La signora Franceschini taceva, concentrandosi nel punirmi ed anch'io mi lamentavo senza però dire più nessuna frase in particolare. Però non ce la facevo più (quella maledetta mano è davvero terribile), così mi misi a supplicare. Avevo appena cominciato con gli: "Aah! Bastaa! Signoraaa! La prego, bastaaa!" che squillò il telefono. La signora Marisa borbottò qualcosa e mollò la presa. Uscì dalla mia camera per andare a rispondere, sicuramente era qualcuno che voleva fare gli auguri, ma non capii chi perché la porta era stata chiusa. Le mie mani erano immediatamente corse al mio sedere, già abbastanza bollente. Me ne stavo lì immobile a piangere sul letto e riuscivo a malapena a pensare che il telefono era squillato al momento giusto. Ma era davvero il Capodanno delle illusioni. Infatti la signora Franceschini tornò prestissimo e senza alcuna intenzione di lasciarmi andare.

 

A pensarci adesso, forse avrei dovuto alzarmi, chiudermi in bagno con la scusa di lavarmi, ma non è che in quei momenti si è particolarmente lucide. Infatti, la signora Marisa, tornò al letto e prima che io potessi in qualche modo reagire mi aveva già bloccata come prima. Allora sì che i miei "Nooo!" arrivarono al massimo, avrei voluto che tutti sentissero e capissero l'ingiustizia che subivo: sculacciata il giorno di Capodanno! Ma poi chi doveva sentire? Quasi tutti i vicini erano in montagna o al mare e, comunque, a loro - è ormai certo, non gliene frega niente, anzi qualcuno si diverte.

 

Comunque le sculacciate incominciarono a cadere con la stessa terribile forza di prima e non è che sia come ricominciare a prenderle da capo, la pelle brucia subito tantissimo e psicologicamente la cosa è ancora più difficile da accettare. Così, ricominciai a strillare: "Baaastaaaa! La supplicooo! Mi lasci andareeee! Non è giustoooo!"

 

Figurarsi. Il bruciore era proprio insopportabile. Ma ecco, colpo di scena, squillare di nuovo il telefono. Anche questa volta la signora mi lasciò libera, ma prima di andare a rispondere mi avvertì: "Guai a te se ti muovi di lì!" Pur fra le lacrime ed i singhiozzi questa volta sentii tutto perché la porta era rimasta spalancata. "Ah, sei tu Giovanna? Grazie, tanti auguri anche a voi!"

 

Era una sua amica che abita a Torino e che qualche volta la viene a trovare. Ancora un po’ di convenevoli, poi la sento dire: "Elena? Bene, sta bene. La stavo giusto sculacciando..." Credo che, anche se non potevo vederla, la mia faccia sia diventata rossa come già lo era il mio povero sedere! E non era finita qui. Io non potevo naturalmente sentire cosa diceva la signora Giovanna, ma potevo intuirlo come lo intuirete voi, da quello che diceva la signora Marisa e cioè: "Ma non ti ricordi che te l'avevo già detto? Sì... brava... brava... proprio così... sì lo so che è Capodanno, ma sai a che ora e tornata stanotte? Anzi, stamattina? Erano le cinque passate! (Bum!) ... Come?... Eh sì, capisci che non potevo passarci sopra... Mi fa piacere che tu sia d'accordo con me... ecco... sì... sì... ah ma guarda, se va avanti così lo farò ancora per un bel pezzo... certo... certo... è quello che dico io... facessero tutte così..."… poi passarono a parlare d'altro. Non avevo mai smesso di piangere, ma avevo continuato ascoltando. Adesso, travolta dalla vergogna, ero scoppiata in un pianto rumoroso, pieno di singhiozzi, e mi si stringeva il cuore. Non era possibile sentirsi mortificare così! Anch'io ho la mia sensibilità, no? Così non sentii quando finì la telefonata. Dentro di me sapevo che la sculacciata purtroppo non era finita e quando avvertii che la signora Marisa mi era tornata vicina mi voltai e le gridai contro: "C'era proprio bisogno di farlo sapere a tutti?"

 

La signora m’apostrofò: "Come ti permetti di rivoltarti così? Ma vedrai che pagherai anche questa, come no! Tu pensa a comportarti bene che vedrai che di sculacciate non si parlerà più. Giovanna, ti vuole bene. E non è affatto male che si sappia in giro, un po’ di sana vergogna dovrebbe farti riflettere. E vergognoso che una ragazza di ventuno anni e più si meriti ancora le sculacciate! Stai tranquilla che se non cambi registro te ne darò ancora tante di sculacciate, a cominciare da adesso". Infatti si piegò di nuovo su di me e mi immobilizzò esattamente come prima. Prima di ricominciare mi comunicò: "Adesso ho staccato il telefono, così non corriamo il rischio di essere più disturbate, d'accordo?" Figuratevi se potevo essere d'accordo! Comunque non vi fu tempo di discutere che già la sua mano destra aveva ripreso a funzionare come una pala meccanica. E con quali effetti sulle mie povere natiche ve lo potete immaginare. Questa volta saremmo andate fino in fondo: nulla poteva più fermare la signora Marisa.

 

Ricominciai a lamentarmi disperatamente mentre il bruciore riprendeva ad aumentare in un crescendo insopportabile. "Basta! Uaaaah! Noooo! Nooooo! Perdonoooo! Come bruciaaaa!"

 

La signora mi rispondeva prendendomi come al solito in giro e rimproverandomi: "Brucia dici? Bene! Meglio così! Adesso te lo faccio ancora di più bruciare questo sedere! Così imparerai a rientrare in orario!"

 

"Baaasta! Signoraaaa! La pregoooo! La supplicoooo! Non resisto piùùù! Ahiaaaaa! Ahaaaa! Non lo faccio piùùùù! Aaaah! Baaaastaaaa! Non accadrà poùùùù! Non tornerò più tardiiiii! Lo giurooo! La pregoooo! Baaaastaaa!"

 

Figuriamoci se bastavano queste assicurazioni a salvarmi. Quella mano continuava imperterrita mentre la signora diceva: "Ah davvero? Adesso giuri e prometti eh? Ma chi credi di prendere in giro? Dici così solo perché ti brucia il sedere, altro che storie! Vedrai che quando avrò finito sarai invece pentita sul serio!" E giù sculacciate! Ed io: "La pregooo! La scongiuroooo! Sono pentita davveroooo! Lo giuroooo! Non ne posso piùùù! Baaaastaa! Ahiaaaaa! Ahhhaaaaaaa!" Il cuscino nel quale affondava la mia faccia era bagnato dalle lacrime che rigavano le mie guance. Le mie gambe non erano mai uscite da sotto le coperte, ma ora i calci che riuscivo a tirare stavano completamente disfacendo il letto, ma non è che la situazione migliorasse perché le lenzuola andavano aggrovigliandosi intorno alle gambe stesse. Ed ogni sculacciata centrava in pieno le mie natiche anche se io inarcavo il sedere o cercavo di spostarmi lateralmente sul letto.

 

Il fatto è che la signora mi schiacciava giù e con quel braccio girato contro la schiena avevo comunque poche possibilità di muovermi. Non ne potevo più, tanto che avevo praticamente smesso di invocare la fine di quella tortura e mentre continuavo a incassare sculaccioni emettevo gemiti e pianti convulsi: "Ahaaaa! Ahaaaa! Eeeeh! Iiliiiiiiiih! Ahiaaaaa! liiiih!"

 

Finalmente la signora Franceschini pensò che me ne aveva date abbastanza e smise lasciandomi libera. Subito le mie mani corsero ad incollarsi alle natiche ed a massaggiarle convulsamente. La signora Marisa sbuffò: "Ecco fatto! Spero ti sia servita questa lezione! Mi dispiace, credi, averti sculacciata proprio oggi, ma a volte me le strappi davvero dalle mani! Hai cominciato male l'anno, vedi di proseguirlo meglio. Auguri!"

 

Capito? Mi faceva anche gli auguri! Dopo avermi sculacciata a quel modo! E adesso se ne andava a riattaccare il telefono. Intanto io, rimasta sola, mi sollevavo tutta dolorante. Una volta in piedi sul tappeto mi girai a guardarmi dietro: come al solito la signora Marisa mi aveva conciato il culetto da fare spavento, dove il rosso era il colore meno forte che ci si potesse trovare! Con l'aggiunta di vari segnacci qua e là. Frugai sotto il cuscino alla ricerca di un fazzoletto ma non lo trovai, così mi asciugai gli occhi con le dita, tirando su con il naso come una bambina. Difatti, in quella situazione, che differenza passava fra me ed una bambinetta sculacciata? Nessuna, se non che io di anni ne ho più di ventuno! Povera me! E se avevo cominciato l'anno così, secondo il noto proverbio, m’avrebbe aspettato un anno intero di gonne alzate, mutandine abbassate, natiche rosso fuoco, bruciore insopportabile ecc. Meglio non pensarci. E magari provare a smentire i proverbi.