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il castigo

 

 

Dopo un breve incontro avvenuto presso il mio studio e durante il quale ho potuto conoscere personalmente Alberto, sono riuscito a convincere lo stesso a raccontare qualche sua esperienza riguardante le punizioni corporali e, in particolare modo, relativa alla sculacciata educativa, pratica da tutti noi così amata. Alberto, non si è fatto pregare e la sera stessa mi ha fatto pervenire, con i moderni sistemi informatici della telematica, la sintetica relazione riguardante un severo castigo impartito alla sua compagna Siria. Ecco quindi, di seguito, la cronaca dei fatti redatta dai protagonisti.

 

Paul Stoves

 

IL CASTIGO

 

L'ultima volta che ho somministrato una sonora sculacciata alla mia compagna è stato circa un mese orsono: mi aveva risposto male in pubblico, insultandomi, cosa che non tollero.

 

La mattina di mercoledì 5 luglio, verso le nove, squilla il telefono: è Siria. Ella m’informa che nel giro di venti minuti sarà a casa mia e vuole sapere se sono ancora arrabbiato con lei per quanto accaduto la sera precedente. Rispondo semplicemente ponendogli un’altra domanda:

 

“Sai quello che ti aspetta vero?”

 

Lei risponde: “sì, sarò castigata”.

 

“Pensi di meritarla la punizione che ti aspetta?”

 

“Sì, l'altra sera sono stata veramente una stronza e penso proprio di meritarmi una bella lezione”.

 

Appena entra in casa, le comunico che sarà punita immediatamente e le chiedo di togliersi il vestitino che ha indosso e di rimanere soltanto in reggiseno r mutandine. Mentre si spoglia, le chiedo che tipo di punizione pensa di meritare e conveniamo che dovrà essere una punizione lunga e vigorosa. Tutte le volte che effettuo una sessione di spanking con S., concordo sempre prima: le regole, nel caso si tratti di un gioco; i limiti, se è una punizione.

 

Prendo una sedia e la posiziono al centro della stanza. Mi siedo e la faccio stendere sulle mie ginocchia; prima di iniziare a sculacciarla, attendo qualche istante: solo chi ha subito una sculacciata può capire quanto sia importante, lungo e pieno d'angoscia quel momento. Poi, all'improvviso, inizio a sculacciare sulle mutandine con calma… dopo una trentina di colpi, S. inizia a contorcersi; questo è il segnale che la sculacciata inizia a produrre l’effetto desiderato e, a questo punto, le abbasso le mutandine. Mentre la sculaccio, le faccio notare la differenza che c'è nel prenderle sul culetto nudo anziché velato dalle seppure impalpabili mutandine.

 

Dopo un’altra ventina di sculacciate impartite sul sedere nudo, S. inizia a lamentarsi dicendo che le brucia il culo e che non resiste oltre. Le faccio notare che avevo asserito che sarebbe stata punita e questa è una punizione vera, non uno scherzo. Il movimento dei suoi piedi nudi è vorticoso, indice del fatto che la sculacciata ha raggiunto quasi l’apice.

 

Dopo averle inflitto ulteriori dieci colpi, la faccio alzare dalle mie ginocchia e le ordino di mettersi a “quattro zampe” sul letto: in quest’umiliante posizione le infliggo le ultime dieci sculacciate.

Per questi ultimi colpi mi sono munito di una spazzola ed i suoi "basta” e “mi brucia” sono continui ed incessanti.

A castigo terminato la faccio mettere nell'angolo della stanza con il viso rivolto al muro ma lei cerca in tutti i modi di strusciarsi contro di me per dare sfogo alla sua eccitazione.

Le rammento che questo è un castigo e la rimetto nell'angolo. Peccato che, in questo modo, il castigo sia stato per entrambi.

 

Alberto