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Angela...

Ciao, mi chiamo Angela ed ho ventotto anni.

 

Sono una brunetta con gli occhi di colore verde smeraldo, alta quanto basta e del tutto normale. Sono un’assidua lettrice della vostra splendida rivista, Club, in particolare modo della rubrica di Paul Stoves (troppo buona, troppo buona… N. di Paul) dove sono illustrati quei tanto belli, quanto vecchi libri francesi sulla sculacciata usciti tanti anni fa.

 

La sculacciata mi ha sempre morbosamente affascinata anche se non avevo mai avuto esperienze dirette; questo fino il giorno in cui mi è capitata l'avventura che ora, con l’aiuto degli amici, tenterò di raccontarvi.

 

Lo scorso luglio, subito dopo le mie vacanze estive, stavo tranquillamente passeggiando per le viuzze dell’isola pedonale della mia città gettando sguardi svogliati alle vetrine nell’attesa dei saldi. Il clima era particolarmente caldo, soprattutto nelle prime ore pomeridiane ed ero vestita solamente con un leggero abito che aveva una gonna molto corta; mi piaceva molto perché metteva bene in risalto le mie gambe lunghe ed affusolate.

 

Improvvisamente, avvertii alle mie spalle una presenza. Con la coda dell’occhio vidi che una giovane bionda mi stava alle calcagna. Per sincerarmi che mi stesse proprio appresso, più volte, provai ad accelerare il passo, rallentando e fermandomi davanti ai più disparati negozi.

 

L’avevo sempre alle spalle, quasi l’avessi soggiogata.

 

La guardai ripetutamente e con insistenza cercando, con lo sguardo, una spiegazione logica ma lei, per tutta risposta, mi fece un grazioso sorriso ed “attaccò bottone” dicendomi:

 

- Vorrai scusarmi, spero, ma sono letteralmente affascinata dal tuo portamento e dalle tue gambe… sono magnifiche!

 

Dopo il momento in cui rimasi spiazzata, scoppiai a ridere e le chiesi cosa ci trovasse di tanto affascinante. Vedendo poi il suo sguardo fisso sul mio culo, vinta ogni titubanza, le domandai brutalmente cosa ci trovasse di così interessante.

 

- Non lo so, ma il tuo corpo sprigiona una certa carica erotica ed è da una decina di minuti che ti seguo perché non riesco a staccare lo sguardo dal tuo culo. Rispose.

 

- Sei mai stata sculacciata? Aggiunse.

 

- Ma cosa dici! Non sono mica una ragazzina… ho quasi trent’anni. Risposi.

 

Ma cosa vuoi che importi l’età, sono sicura che ti piacerebbe moltissimo, hai un culo che sembra fatto apposta per ricevere sculacciate, tanto è rotondo e burroso!

 

Cominciavo ad essere turbata da questa situazione nonché dalla sua insistenza e decisione. Lei, accortasi con buona probabilità del mio stato d’animo, prendendomi delicatamente sotto braccio mi sussurrò:

 

- Mi chiamo Paola. Sai, abito a due passi da qui, proprio in quella via, via Volturno..., dai, andiamo a bere un caffè a casa mia.

La sensualità che Paola era in grado di sprigionare da ogni poro della pelle non mi era assolutamente indifferente; la sua voce suadente, la sua eleganza ed i modi gentili ma fermi e decisi, fecero in modo che tra il rifiuto iniziale, l’esitazione ed il tentennamento mi ritrovai, nel giro di pochi minuti, a casa sua. Paola abitava in un bell’appartamento in pieno centro storico, arredato con classe e gran gusto. Mi trovai a chiacchierare con lei sorseggiando una gustosa bibita fresca. Mentre ne apprezzavo l’ospitalità, Paola mi guardò dritta negli occhi e disse:

 

- Ti piace mostrare il culetto per strada, vero? Lo so che ti eccita, brutta porcellina… e prova a dirmi che non è vero!

 

Negai con decisione anche se, onestamente ero confusa e sempre più eccitata.

 

- Mi piace sculacciare le maialine come te! Tutte le donne sognano e fantasticano di essere sculacciate da un’altra femmina e tu non puoi e non devi certo essere l’eccezione che conferma la regola! Confessa, o preferiresti forse che ci fosse un uomo a darti le sculacciate sul culetto nudo? Con le mani nodose e callose… che magari ti frugano nell’intimità…

 

Così dicendo mi attirò e sospinse dolcemente verso di lei facendomi sdraiare, nonostante le mie proteste, sulle sue ginocchia a pancia in giù. Paola penso avesse studiato tutto nei dettagli. La posizione scelta non era certo casuale ed io mi potevo rimirare, riflessa, nel grande specchio ottocentesco appeso ad una parete del salotto in cui eravamo. Ero li, stesa a ventre sotto sulle sue ginocchia, il culetto offerto in trepidante offesa…. E morivo di vergogna. Nonostante l’umiliazione avvertivo l’eccitazione crescere sempre più e.. la mia fessura più intima iniziò ad umettarsi e ad intumidirsi.

 

Paola, per il momento, si accontentò di sculacciare alternativamente le mie natiche al di sopra dell’abito di color pastello con commenti tipo:

 

- Oh, che bel culetto hai, raramente ne ho sculacciati di così perfetti! Rotondo, con due natiche stupende… devi avere anche un bel solco mediano, ben marcato e profondo direi, dal segno che traspare dal tuo vestito…, carnoso e senza cellulite…, un bel culo palestrato da sculacciare!

 

Poi, le sculacciate impartite sul fondo del vestito dopo una breve intensificazione, cessarono.

 

Sentii che le sue mani affusolate, dolcemente, sollevavano la mia già corta gonna e la ribaltavano sopra le reni.

 

Paola, impugnò l’elastico delle mie ridotte mutandine e lo tirò leggermente verso l’alto, facendo aderire perfettamente il sottile tessuto di cotone bianco alla pelle del mio sederino già caldo e rosato.

 

Mentre mi guardavo nello specchio, lei riprese a sculacciarmi vigorosamente sul fondo delle mutandine. Potevo vedere, chiaramente, il suo braccio destro abbassarsi ed abbattersi con regolarità, senza risparmiare nessun punto delle mie rotondità soffermandosi, talvolta, sulla fessura mediana delle chiappe. Quando ciò accadeva, sussultavo di dolore misto a piacere.

 

Dopo qualche minuto di questo frenetico e rigoroso trattamento, Paola proferì una frase che mi lasciò esterrefatta per l’umiliazione e la vergogna:

 

 

 

- Bene, ora che abbiamo scherzato, è giunto il momento della punizione vera e propria. Visto che a questa monella sporcacciona piacciono le sculacciate, ora rincarerò la dose…, però le prenderai sul tuo bel culetto che mi accingo a denudare... forza, sfiliamo queste brutte mutandine!

 

Raggelai e mi sentii morire per l’onta e l’umiliazione. A culo nudo…, un’estranea stava per darmele sul culetto nudo…

 

Mentre questi pensieri si susseguivano rapidamente nel mio cervello, facendo seguire i fatti alle parole, Paola mi fece scendere le mutandine abbassandole sino a metà coscia e nello specchio apparve il mio culo, di un bel colore rosso carico.

 

Gli sculaccioni caddero secchi e cocenti. Il bruciore ed il dolore si intensificarono ma si trasformarono presto in eccitazione estrema. Prima mi inumidii abbondantemente, poi mi bagnai del tutto; parte dei miei umori vischiosi scivolarono sul grembo di Paola.

 

Lei se ne accorse immediatamente. Il mio ansimare mi aveva tradita. Raddoppiò la forza delle sculacciate impartire con la mano destra mentre, con quella sinistra si insinuò fra le mie gambe masturbandomi con tenerezza ed ardore. Ero completamente vinta ed annientata.

 

Quando lo ritenne opportuno, mi fece rialzare. Con la gonna ancora sollevata e le mutandine che durante il castigo erano scivolate alle caviglie, mi indicò lo specchio e facendomi rimirare il culo nudo e rosso fuoco, mi disse:

 

- E pensare che facevi tanto la preziosa! Guardati! Altro che ritrosia…, ne avevi di voglia! Confessalo, da quanto desideravi una sculacciata così, sul culo nudo?

 

Da quel memorabile giorno vado con regolarità a casa di Paola. Siamo diventate gradi amiche e… qualcosa di più. Da lei, oltre che sculacciate, a volte ricevo attenzioni particolari, molto particolari. Un giorno, ad esempio, me le ha suonate con una piccola frusta che lei chiama ‘martinet’. Questo attrezzo, sapientemente usato da Paola, non provocava maggior dolore delle mani ma era molto più frizzante: le corregge di cuoio con il quale era formato, strette e numerose, entravano e mi invadevano ovunque, particolarmente nel solco divisorio dove lambivano con una carezza infuocata il mio buchetto pulsante.

 

Un’altra volta, invece, ho vergogna a raccontarlo, mi ha obbligato ad aprirmi da sola le natiche: dopo avermele fatte spalancare al massimo, quasi allo spasmo, e con l’ano bene esibito, mi ha sculacciato il buchetto sino a quando l’ho inondata con vischiose e dense secrezioni.

 

È stato delirante!

 

Mentre godevo, il suo dito indice mi è poi penetrato profondamente, invadendomi il culetto e sodomizzandomi in maniera dolce ma ferma.

 

Godo in maniera indicibile nell’offrirle le mie natiche nude ed indifese e ricevere, ogni volta, sculacciate somministrate in modo e posizioni diverse. Anche gli strumenti cambiano di sovente ed io non so mai con cosa sarò punita la volta successiva. L’unica cosa certa, per me, è che sarò sculacciata in maniera severe ed a culo nudo, che sarò rossa di vergogna per l’umiliazione, e non solo in viso…

 

Proprio ieri, Paola mi ha riferito di aver acquistato a Milano degli oggetti morbidi e gommosi che quanto prima sperimenterà su di me. Ma questa è un’altra storia.